Frangi: «Nella guerra al Covid le cooperative sociali sono in prima linea»

Mauro Frangi

La rivincità della società. Della comunità. Che quanto più si dimostra solidale, tanto più è capace di esprimere la sua forza. «Ci hanno detto e ripetuto che la salvezza sarebbe arrivata dalla disintermediazione e che “uno vale uno”; e invece, solo una forte società civile organizzata può costruire le risposte di cui abbiamo bisogno».
Il presidente di Confcooperative Insubria, Mauro Frangi, tenta di stilare il primo bilancio di una crisi «molto più grave di quella vissuta nel 2008». Senza solidarietà e responsabilità «per il destino comune, nessun tipo di efficienza economica o tecnica ci aiuta ad andare avanti – dice Frangi – e in questo senso il lavoro delle cooperative sociali si sta rivelando straordinariamente prezioso».
Ogni pomeriggio, afferma il presidente di Confcooperative Insubria, siamo tutti «attentissimi a ciò che accade negli ospedali; ascoltiamo i bollettini e ci commuoviamo per il sacrificio di medici e infermieri. Ed è giusto. Forse, però, dovremmo riflettere anche su ciò che accadrebbe se i centri di aiuto, quelli di accoglienza, i dormitori, le mense sociali, le sedi delle centinaia di cooperative e di associazioni che compongono la spina dorsale della nostra comunità chiudessero o riducessero i propri servizi ai più fragili, ai più esposti».
Nella guerra al Covid-19, in prima linea ci sono insomma anche le imprese cooperative. Le stesse che «resistono all’onnipotenza ottusa della burocrazia, che le lascia senza indicazioni e senza dispositivi di protezione; o a qualche zelante funzionario sindacale, che scambia luoghi di cura per fabbriche fordiste. Imprese che si riorganizzano senza arretrare, per provare a “dare una mano”. Diventando spesso l’ultimo argine per evitare il collasso e sostenere le persone».
Nella gestione di questa spaventosa emergenza sanitaria la politica ha forse sottostimato l’importanza delle tante realtà del terzo settore. «Osservo con rammarico una lacuna – dice Frangi – il mondo variegato e corposo degli enti di terzo settore è composto da una grande quantità di soggetti che con competenza e passione si occupano da tempo di erogare servizi e assistenza sanitaria. Penso ad esempio, ma ovviamente non solo, alle tante cooperative sociali che si dedicano agli anziani non autosufficienti o ai portatori di disabilità varie. Un mondo che potrebbe essere attivato molto più di quanto già non accada. Oggi “lasciamo a casa”, con il sostegno dei vari ammortizzatori sociali, centinaia di persone alle quali, invece, potremmo chiedere di dare il grande contributo di cui sono capaci».
Nei vari provvedimenti di natura economico-finanziaria che si vanno predisponendo «è giusto pensare a imprese, famiglie, partite Iva. Ma non basta – aggiunge Frangi – Occorre ricomprendere, con modalità specifiche, anche il sostegno a quei soggetti del terzo settore senza i quali tutti saremmo più poveri ed esposti. Si tratta di un “capitale sociale” che garantisce alla nostra comunità una solida rete di protezione. Alimentare questo capitale sociale significa dare un domani a tutti. Tra l’altro, sarebbe un messaggio che ha un significato generale: ripartiremo se saranno più forti proprio queste reti che tengono connesse le nostre comunità – conclude il presidente di Confcooperative Insubria – E ciò vale per gli enti che si occupano della cura, così come per gli istituti di credito che accompagnano le nostre comunità, ad esempio le Bcc; e ancora, per i corpi intermedi che aiutano imprese e persone a costruirsi un futuro possibile».

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