Cronaca

Fratelli d’Italia: «Basta con i catapultati dall’alto»

Ieri sera speciale su Etv
I dirigenti nazionali del nuovo partito: «Dobbiamo far conoscere il nostro simbolo»
È il partito ultimo nato nella casa del centrodestra. Corre contro il quorum e contro il tempo. Il quorum è fatto di numeri magici (2 per la Camera, 3 per il Senato). Il tempo è invece strettissimo: meno di 30 giorni, quelli cioè che restano prima dello stop alla campagna elettorale.
Fratelli d’Italia ha scelto di portare il volto dei suoi dirigenti nazionali sugli schermi delle tv per colmare un “vuoto” altrimenti destinato a farsi baratro. «Come tutti quelli che nascono, non sappiamo se siamo grandi o piccoli – dice Ignazio La Russa – Abbiamo però la necessità di farci conoscere dagli italiani, di far sapere che esistiamo. Quando tutti sapranno della nostra esistenza, i sondaggi dovranno essere moltiplicati per tre». La Russa, ma anche Giorgia Meloni e Guido Crosetto sono stati intervistati, ieri, dal direttore di Etv e Corriere di Como, Mario Rapisarda. Il colloquio davanti alle telecamere è andato in onda alle 21.30 in uno speciale Etg+.
«Stiamo cercando di fare un centrodestra serio che vada avanti, sopravviva e non sia più nelle mani di una sola persona – ha spiegato l’ex sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto – Vogliamo rappresentare i moderati italiani anche nei prossimi anni. Per noi, le elezioni sono il punto di partenza, non il punto di arrivo». Crosetto è capolista in tutta Italia al Senato.
«Ho scelto di gettare il cuore oltre l’ostacolo e di rinunciare a un seggio sicuro nel Pdl. L’ho fatto perché credo in questo progetto. Ci credo sulla mia pelle».
Inutile negare l’evidenza di una “scissione” che per certi aspetti è stata anche dolorosa. Fratelli d’Italia nasce anche in competizione con il Pdl, partito sul quale le critiche sono talvolta anche dure.
«Nella nostra campagna elettorale parliamo di commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, agricoltori. Pronunciamo cioè parole che nel Pdl erano scomparse da anni. Inoltre, ne parliamo con persone che sono sul territorio. Guardate Como. In questa provincia non c’è nessuno, del Pdl, che possa essere eletto in Parlamento. Questo significa non avere attenzione per la realtà locale. In altre regioni non sono state addirittura candidate persone provenienti da quelle stesse regioni. Noi, invece, abbiamo puntato su chi conosce il territorio. Penso ad Alessio Butti e al lavoro che ha fatto negli ultimi anni per la sua provincia».
Concetti ripetuti in modo simile, e forse con qualche accento di maggiore polemica, da Giorgia Meloni.
«Penso che supereremo gli sbarramenti senza problemi. Quando non dovessimo riuscirci, ce ne faremo una ragione. Non ho cominciato a fare politica per avere la certezza di una poltrona. Ho cominciato a fare politica perché gli strumenti e i luoghi della politica mi consentissero di realizzare le idee nelle quali credo. Ho 36 anni, faccio politica da quando ne avevo 15, contesto quindi l’idea che tutti siano cooptati, calati dall’alto. Me ne sono andata dal Pdl perché non condividevo alcune cose che continuo a vedere ancora oggi. Ad esempio, la composizione delle liste, con tre persone che, chiuse in una stanza, decidono tutto e su tutti, con criteri che appunto non condivido».
La frecciata agli alleati del Pdl è molto netta. «Abbiamo fondato un movimento che anche nella composizione delle liste si configura come un partito del territorio. Diamo segnali diametralmente opposti a quelli del Pdl. Noi abbiamo fatto primarie de facto, abbiamo preso persone oneste. Non abbiamo in lista nemmeno un condannato in primo grado. Rivendico quindi di non dovere più difendere scelte che non condivido. Peraltro – affonda il colpo, l’ex ministro – nel Pdl ho visto mortificare la storia di tanti. Con precisione chirurgica sono stati falcidiati coloro i quali venivano dalla destra identitaria, persone escluse per fare spazio agli Scilipoti, ai Razzi, ai Franco Carraro, alle meteorine di turno. Sono state catapultate nelle liste persone che hanno la residenza a centinaia di km di distanza. Ce ne siamo andati dal Pdl anche per questo».
Nemici, quindi, ma alleati. Perché l’obiettivo è fare in modo che Mario Monti non torni al governo del Paese.
Le ultime battute sono per il gioco della torre. Chi buttereste tra Bersani e Monti? Crosetto è parlamentarista: «Farei come ho sempre fatto, voterei le cose giuste e non quelle sbagliate». Meloni sbrigativa: «Sono distante anni luce da entrambi ma tra i due preferirei che alla guida dell’Italia ci fosse Bersani, a capo di un governo scelto dagli italiani che si mantiene in un sistema bipolare piuttosto che con un governo che non guarda al’interesse degli italiani, ma a quello dei tedeschi». E La Russa? «Mi butto giù io, perché sopravvivo meglio lanciandomi nel vuoto piuttosto che stando con uno dei due».

27 gennaio 2013

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