Fratelli d’Italia e Pd sui migranti in Val Mulini. «Niente sgombero senza una collocazione alternativa»

Sgombero solo quando sarà disponibile una collocazione alternativa. Sembra essere questo l’orientamento delle istituzioni per rimuovere l’accampamento abusivo che, al pianterreno dell’autosilo Val Mulini, ospita una cinquantina di migranti. Le trenta tende messe a disposizione da un gruppo di volontari hanno reso l’accampamento sempre più stanziale.
L’ordine di sgombero non è ancora partito perché si lavora per portare i rifugiati altrove, possibilmente nei container di via Regina, il campo di accoglienza governativo allestito lo scorso autunno per accogliere i profughi accampati sui prati davanti alla stazione di San Giovanni.
«Viviamo questa situazione con evidente disagio – afferma Marco Benzoni, direttore di Como Servizi Urbani, la spa a maggioranza comunale che gestisce il posteggio multipiano della Val Mulini – L’area delle tende non viene utilizzata dai clienti che parcheggiano l’auto, perché è vicina a un magazzino, ma il personale che lavora nell’autosilo è in difficoltà. Spero che la vicenda venga risolta il prima possibile. L’area delle tende è tenuta tutto sommato in modo abbastanza ordinato, ma il prato all’esterno è un vero disastro, viene usato da migranti e senzatetto come bagno. Una condizione di evidente degrado».
Che si debba intervenire è una necessità condivisa da più forze politiche. Ieri il vicesindaco di Como, Alessandra Locatelli (Lega Nord), ha sottolineato che «un simile accampamento abusivo non è più tollerabile».
«La situazione dell’autosilo va sicuramente riportata alla legalità, anche per motivi umanitari: non si possono lasciare decine di persone senza servizi igienici – afferma Patrizia Maesani, capogruppo di Fratelli d’Italia – È giusto chiedere lo sgombero ma solo se vi sono soluzioni alternative pronte per ospitare i migranti, visto che l’inverno è alle porte. Ma non solo: uno sgombero fine a se stesso vorrebbe dire parcellizzare il problema, sparpagliare altrove i migranti, sotto i portici, di nuovo senza garanzie igieniche né per loro né per la città».
Secondo l’avvocato Maesani, che è attiva anche nel volontariato, bisognerebbe procedere come venne fatto lo scorso anno. «Come volontari di Sant’Eusebio contribuimmo a spiegare ai migranti che dovevano lasciare i giardini della stazione per trasferirsi in via Regina – ricorda il capogruppo di Fratelli d’Italia – Gli sgomberi si fanno quando è stata individuata un’alternativa, lo prevede lo stesso decreto Minniti. Chi poi non accetterà la soluzione proposta, deve sapere che a quel punto interverrà la forza pubblica. Comune, Questura e Prefettura stanno lavorando in questa direzione, con grande senso di responsabilità. Bisogna coniugare legalità e umanità, non si può dire solo “qui no!”. Ma bisogna intervenire: girare la testa dall’altra parte non serve e perché più una situazione diventa cronica, più risulta difficile da risolvere».
Lunedì sera Patrizia Maesani riproporrà il problema dell’autosilo all’attenzione del consiglio comunale con una dichiarazione preliminare in apertura di seduta.
La pensa allo stesso modo il capogruppo del Pd, Stefano Fanetti.
«L’accampamento della Val Mulini va gestito in modo analogo a quanto fatto per la stazione San Giovanni – afferma – Bisogna trovare una nuova collocazione per i migranti prima di fare qualunque altra azione, perché altrimenti si creerebbero situazioni peggiori in città. Non si possono mandar via queste persone senza sapere dove farle andare. Il problema va certamente affrontato, ma ci vuole anzitutto umanità oltre a salvaguardare sicurezza e legalità».
Su posizioni più radicali il segretario provinciale della Lega Nord. «Bisogna applicare il buonsenso – taglia corto Fabrizio Turba – Siamo in uno Stato di diritto e lo Stato di diritto prevede che uno non può arrivare e accamparsi dove vuole. Mi chiedo inoltre se qualcuno sa chi sono questi migranti, da dove arrivano, se hanno un permesso di soggiorno. Di certo lì non devono più stare. Vanno presi e rimpatriati tutti, non si possono creare ovunque zone off limits, Como non può diventare come Milano».

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