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Fronda anti-Pozzi e tentazione Fli. Il bivio di Rinaldin verso il congresso

I movimenti nel PdlBase liberal contro l’accordo con l’ex nemico. Spunta il terzo poloC’è subbuglio nell’ala liberal del Pdl comasco. E, segnatamente, nella corrente che fa capo al consigliere regionale Gianluca Rinaldin. Il quale avrebbe davanti a sé un bivio non indifferente in vista del congresso di partito che – presumibilmente l’ultimo fine settimana di novembre – dovrebbe eleggere il nuovo coordinatore provinciale.GLI SCONTENTIIl primo problema che si trova a dover fronteggiare Rinaldin riguarda proprio la tela di Penelope delle alleanze interne al Pdl per

poter tentare la scalata al vertice del partito. Un’impresa non semplice, che avrebbe qualche chance nel caso di un’intesa con il suo ex arcinemico e collega al Pirellone, Giorgio Pozzi. E che, invece, diventerebbe pressoché impossibile nel caso in cui Rinaldin decidesse di presentarsi in autonomia all’assemblea di fine novembre, con candidati (per il ruolo di coordinatore e per gli organismi collegiali) scelti unicamente nella sua corrente di riferimento. In questa corsa solitaria, infatti, il blocco di ex An unito alla componente ciellina, avrebbe quasi sicuramente la meglio al momento del voto per il rinnovo delle cariche.Ma proprio in questo scenario si inseriscono i rumors delle ultime ore. Che disegnano questo quadro: una parte consistente dei “rinaldiniani” o ex – dal sindaco di Erba, Marcella Tili, passando dall’assessore provinciale Sergio Mina e dagli ex assessori comunali Paolo Gatto e Alessandro Colombo più altri amministratori – avrebbe fatto chiaramente presente al consigliere regionale che non accetterebbe mai un’alleanza con Giorgio Pozzi in vista del congresso. Troppo forte, secondo molti, il ricordo dei violentissimi scontri tra i due attuali consiglieri regionali ai tempi della campagna elettorale della primavera 2010. E troppo pericoloso – sempre a detta dei “rinaldiniani” – il rischio di essere letteralmente usati da Pozzi esclusivamente per l’interesse del marianese. Il quale, dall’alleanza con Rinaldin e la sua corrente, otterrebbe qualche chance per giocarsi il ruolo di coordinatore al congresso, ma soprattutto l’opportunità di spendersi per qualche ruolo ancora più ambizioso (candidatura a Roma?). Questo “giochetto” – che a buona parte della base rinaldiniana non è sfuggito – avrebbe già stimolato una reazione che, se si traducesse in azione, come sembra probabile, potrebbe essere dirompente. Una parte dei liberal fedeli al consigliere regionale pidiellino, infatti, starebbe organizzando una riunione di tutti i frondisti anti-Pozzi per mettere in chiaro una volta per tutte che l’alleanza con il marianese scatenerebbe una protesta pesante. La situazione – che Rinaldin già conosce – è dunque in evoluzione di giorno in giorno, ed è difficile ipotizzare come potrebbe finire. Di sicuro, però, c’è un aspetto: anche lo stesso Rinaldin sarebbe poco persuaso della bontà di un’alleanza congressuale con Pozzi, dalla quale difficilmente avrebbe da guadagnare grandi cose. E, per questo motivo, una mini-delegazione diplomatica di rinaldiniani starebbe tentando di intavolare un possibile accordo con l’ala del partito che esprime l’attuale coordinamento.Clamorosa intesa in vista dunque? Non proprio. O almeno non subito. Però un accordo che tagli fuori Pozzi dai sogni di utilizzare il Pdl di Como (e Rinaldin) per tentare il grande balzo in Parlamento in caso di elezioni anticipate non è fantapolitica.A meno che il Pdl di Como non venga squassato da un terremoto ancora più roboante.L’ALTRO SCENARIOUn’altra ondata di rumors, in effetti, porta su un territorio veramente clamoroso. Questo: il trasloco dello stesso Rinaldin nel terzo polo in via di costituzione, preferibilmente in Fli. Dove, peraltro, il consigliere regionale potrebbe incontrare molti “vecchi amici”. Il presidente del consiglio comunale di Como, Mario Pastore, il consigliere Pasquale Buono, ma soprattutto i fuoriusciti pidiellini che ora in Provincia danno vita ad Autonomia Comasca, sempre più tentati dall’ipotesi “terzista”. Uno strappo così di Rinaldin sarebbe clamoroso. Ed è difficile andare oltre le suggestioni dello scenario. Un anno fa, però, nessuno poteva immaginare che Pozzi e Rinaldin potessero anche solo salutarsi. Eppure, anche se forse soltanto per dirsi addio, l’hanno fatto.

Emanuele Caso

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