FRONTALIERI, +78% IN 11 ANNI

altNegli ultimi due trimestri il dato è comunque in calo

Segnali contrastanti sul versante del lavoro frontaliero.
Le ultime cifre, diffuse la settimana scorsa dall’ufficio federale di statistica di Berna, hanno infatti segnato una nuova battuta d’arresto del numero (sin qui in costante crescita) di italiani residenti nella fascia di confine e impiegati nelle aziende del cantone. A fine marzo, i frontalieri erano infatti 56.461 (un quarto della forza lavoro totale del Ticino), 47 in meno di quelli registrati alla data del 31 dicembre 2012 (56.508) e 211 in

meno di quelli certificati al 30 settembre dello scorso anno.
In sei mesi il calo è stato davvero minimo (lo 0,39%), difficile dire se si tratti di una reale inversione di tendenza oppure di un normale assestamento. Come ha spiegato al Corriere del Ticino Oscar Gonzalez, responsabile del settore economia dell’Ufficio di Statistica Cantonale (Ustat), «Negli ultimi due trimestri più che di contrazione si può parlare di una quasi stabilità del numero dei frontalieri. Su base annua c’è un lieve rallentamento ma comunque su una crescita sostenuta de’gli ultimi anni che ha praticamente raddoppiato il numero dei lavoratori di oltreconfine».
Numeri che dicono forse qualcosa. Sebbene l’impressione generale è che il frontalierato riservi per i territori di confine soltanto buone notizie.
Il mercato del lavoro ticinese, di fatto, ha tenuto a galla la società della fascia pedemontana, provincia lariana compresa.
Dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2012, i comaschi che hanno trovato lavoro dall’altra parte della dogana sono cresciuti in maniera costante e continua, con percentuali annue attorno ai 7-8 punti. Si è passati così da 12.225 a 21.836 frontalieri residenti nei comuni comaschi entro la fascia di confine di 20 km. Un rotondissimo + 78% che ha garantito reddito e stabilità sociale.
Leggendo in filigrana i numeri sul lavoro degli italiani in Ticino (numeri peraltro pubblicati con impressionante puntualità dagli uffici cantonali), si avvertono in modo molto chiaro anche le trasformazioni del tessuto economico e produttivo ticinese.
Nel primo trimestre del 1998, i frontalieri impiegati nell’industria erano 16.798, il 62,46% del totale. Di contro, nel terziario erano occupati 9.883 italiani, ovvero il 36,75% del totale.
In 15 anni il rapporto si è completamente ribaltato. Nel primo trimestre 2013, infatti, l’industria ticinese dà lavoro a 24.954 frontalieri (il 44,19% del totale), mentre il terziario assorbe ben 30.985 persone (56,89%). Nel tempo di una generazione, i frontalieri impiegati nell’industria sono cresciuti del 48,55%, mentre quelli inseriti in imprese del terziario hanno conosciuto un aumento oltre 4 volte superiore (il 213,51%).

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