Frontalieri, accordo fiscale in alto mare: Bellinzona critica il nostro governo

Cartelli della dogana tra Italia e Svizzera

Le elezioni politiche frenano la ratifica definitiva del nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera. Il voto dei frontalieri pesa. Pesa moltissimo. E nessuno vuole far pendere la bilancia del consenso dalla parte degli avversari. Non quando sono ormai prossime le elezioni generali che potrebbero cambiare lo scenario nazionale per almeno un decennio. Il presidente del governo di Bellinzona, Manuele Bertoli, intervistato ieri dal Corriere del Ticino, rilancia la questione dell’intesa sul sistema di doppia imposizione, ferma al palo ormai da oltre due anni. E addossa al governo di Roma la responsabilità di uno stallo peraltro evidente a tutti. Dato che la prima firma al 14 aprile 2015, quando l’allora ministro delle Finanze di Berna, Eveline Widmer-Schlumpf siglò a Milano il protocollo di massima. «Il nuovo accordo fiscale – ha detto Bertoli – per noi è e rimane interessante», soprattutto per l’incremento di gettito ipotizzato a favore delle casse cantonali: tra i 15 e i 25 milioni di franchi all’anno. Ma la firma non c’è stata, almeno sinora, per scelta italiana, spiega il ministro ticinese, il quale non ha alcun timore a «rimandare la palla nel campo italiano quanto alla responsabilità politica.

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