Frontalieri-artigiani, boom di permessi. Nel 2011 è stata superata quota 15mila

Il giro d’affari stimato per difetto non è inferiore ai 15 milioni di euro
Numeri che descrivono una situazione nota. Numeri che, messi in fila, appaiono in realtà molto più “pesanti” di quanto si potesse immaginare. Il lavoro autonomo che gli artigiani-frontalieri svolgono quotidianamente in Ticino ha probabilmente oltrepassato la soglia della piena sostenibilità.
Comincia a delinearsi una situazione economicamente e politicamente difficile, soprattutto visti i continui attacchi provenienti da partiti come la Lega dei Ticinesi che hanno fatto dello “sbarramento”
al lavoro frontaliero uno dei loro punti di forza.
Il fatto è che alla frontiera italiana c’è ormai letteralmente un esercito di persone che varca il confine “armato” dei propri attrezzi e conduce ogni giorno una battaglia senza quartiere con le imprese locali. Una battaglia combattuta a colpi di sconti e tariffe agevolate. L’Associazione Interprofessionale di Controllo (Aic) di Bellinzona, l’organismo creato nell’ambito delle misure di accompagnamento agli accordi bilaterali sottoscritti dalla Svizzera con l’Unione Europea, ha stilato da poco le statistiche relative ai permessi temporanei inferiori ai 90 giorni concessi nei rami professionali dell’edilizia e dell’artigianato. Il quadro complessivo di questi permessi mette in luce quanto il fenomeno del lavoro autonomo delle province italiane di frontiera sia in fortissima crescita.
Insomma, il pendolarismo di artigiani e liberi professionisti ha assunto una fisionomia ormai riconoscibile.
Partiamo da uno sguardo d’insieme. Nel 2011 le notifiche all’Aic di permessi temporanei sono state 15.311.
L’anno precedente erano state 12.056. In 12 mesi si è così registrata una crescita del 27%. Molto superiore a quanto indicativamente e informalmente segnalato nelle discussioni anche recenti, quando si parlava di un aumento del 15-20%.
Andando nel dettaglio, sempre nel 2011, le imprese comasche, varesine e della fascia pedemontana che hanno notificato la richiesta di permesso temporaneo sono state 4.129, il 24,8% in più del 2010 (3.309). Complessivamente, lo scorso anno i frontalieri entrati a lavorare in Canton Ticino con un permesso inferiore ai 90 giorni sono stati 9.575: di questi, 6.733 lavoratori alle dipendenze di un’impresa e 2.842 autonomi.
Nel 2010 il totale degli ingressi era stato di 7.944, dei quali 5.676 dipendenti e 2.268 autonomi.
Se ciascuna notifica, come spiegano gli addetti ai lavori, corrisponde a un volume d’affari non inferiore ai 1.000 franchi, ciò significa che la base di partenza del lavoro autonomo proveniente dalla fascia di confine non è stata lo scorso anno inferiore ai 15 milioni di franchi. Una stima assolutamente per difetto, dato che la media di 1.000 franchi per notifica viene giudicata come la soglia sotto la quale non conviene chiamare un artigiano italiano.
Bisogna ricordare che su questo vorticoso flusso di denaro quasi certamente non viene pagata né l’Iva svizzera (la cui aliquota è fissata oggi all’8%) né, con ogni probabilità, l’Irpef italiana. La Confederazione, infatti, non comunica all’Agenzia delle Entrate i nominativi delle imprese che hanno ottenuto un permesso temporaneo. Il lavoro, sostanzialmente, rimane senza traccia. Da una parte e dall’altra della linea di confine. Scandagliando nel particolare i numeri dell’Aic, si scopre come alcuni mestieri stiano diventando fortemente “frontalierizzati”: su tutti i metal-costruttori, ovvero chi monta i serramenti (4.158 notifiche relative a 976 aziende, con 1.735 dipendenti e 633 autonomi) e i falegnami (3.227 notifiche nel 2011 provenienti da 865 imprese, con 1.759 persone entrate in Ticino grazie a un permesso temporaneo). E ancora, gli idraulici (1.566 notifiche relative a 376 differenti imprese e quasi mille persone coinvolte tra dipendenti e autonomi) e i classici muratori (1.555 notifiche riguardanti 444 ditte e 1.342 lavoratori in totale).
Il restante elenco è molto lungo: tra le categorie più “gettonate” ci sono gli artigiani che posano i pavimenti (992 notifiche relative a 327 imprese e 627 lavoratori in totale), i giardinieri (783 notifiche per “sole” 85 imprese e 313 persone impiegate) e gli imbianchini (703 notifiche con 308 imprese interessate e 501 ingressi tra dipendenti e autonomi). Seguono nell’ordine: i gessatori (480 notifiche relative a 169 imprese e 416 lavoratori in tutto); gli elettricisti (449 notifiche, 155 ditte interessate e 365 persone impiegate); i piastrellisti (421 notifiche suddivise tra 159 imprese e 247 lavoratori); i carpentieri (335 notifiche per 77 ditte, con 242 dipendenti e 36 autonomi, categoria quest’ultima sulla quale il sindacato svizzero chiede particolari controlli per stanare il fenomeno dei cosiddetti “falsi indipendenti”); i vetrai (288 notifiche con 61 imprese interessate e 157 lavoratori entrati in Ticino con un permesso inferiore ai 90 giorni); i marmisti (175 notifiche, 80 ditte coinvolte e 130 persone impiegate); i copritetto e coprifacciate (115 notifiche per 30 diverse imprese e 72 lavoratori coinvolti), In fondo a questa particolare classifica si piazzano i carrozzieri (soltanto 50 notifiche, 13 ditte interessate e 15 persone impiegate); gli autotrasportatori (7 notifiche e 2 sole imprese per un totale di 9 dipendenti); gli specialisti in lavori forestali (7 notifiche, 2 ditte e 5 persone coinvolte).

Dario Campione

Nella foto:
L’edilizia è il settore in cui sono più numerosi gli artigiani-frontalieri in Canton Ticino

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