Frontalieri e salari più bassi della media. I numeri spiegano il successo del Canton Ticino

passaggio doganale per i frontalieri

I numeri, qualche volta, ingannano. Altre volte, invece, spiegano più di molte parole. Lo stesso si può dire delle statistiche, che hanno spesso il difetto di fare a fette la realtà, ma che in determinate circostanze si rivelano indispensabili per capire come vanno le cose.

L’Ufficio Federale di Statistica della Confederazione Elvetica (Ust) ha pubblicato nei giorni scorsi un breve studio su «I salari bassi in Svizzera». Otto pagine ricche di cifre e di diagrammi, subito riprese dai media d’oltre confine per motivi facilmente comprensibili. Il Canton Ticino, infatti, ha fatto registrare un tasso di impieghi a basso salario più che doppio rispetto alla media nazionale: quasi il 25%. In Svizzera – dati del 2016 – lo stipendio medio di un lavoratore dipendente a tempo pieno (40 ore settimanali) è di 6.502 franchi lordi.

L’Ust considera «basso» il salario inferiore ai due terzi di quello medio, ovvero 4.335 franchi. Ebbene, in Ticino, un quarto dei lavoratori dipendenti guadagna meno di 4.335 franchi lordi. Sarà una coincidenza, ma come ha spiegato ieri al Corriere del Ticino Moreno Baruffini, responsabile dell’Osservatorio delle dinamiche economiche dell’Istituto di Ricerche Economiche (Ire) dell’Università della Svizzera Italiana, i frontalieri rappresentano il 25% della manodopera impiegata nel cantone di frontiera.

Sempre sul Corriere del Ticino, il deputato nazionale Popolare Democratico Fabio Regazzi, nel suo ruolo di presidente dell’Associazione delle Imprese ticinesi (Aiti, l’equivalente della nostra Confindustria), ha ammesso: «non è un dato che sorprende, visto che la nostra economia ha una base importante di frontalierato, che in alcuni casi viene utilizzato per mansioni con formazione e qualifiche relativamente basse. E anche il salario di conseguenza è contenuto».

La forza industriale e la capacità competitiva del Ticino – lo dimostrano ancora una volta i numeri – fanno quindi leva sui bassi salari dei frontalieri, i quali guadagnano sicuramente più di quanto potrebbero prendere in Italia per la stessa occupazione, ma sono allo stesso tempo pagati molto meno di quanto in teoria dovrebbero essere.

In realtà, in tutta la Svizzera la situazione è simile. Scrivono infatti i ricercatori dell’Ust: «nel 2016 più della metà dei posti a salario basso (53,8%) era occupata da persone di nazionalità straniera (in totale 232.700)». E ancora: «Il tasso di salari bassi tra le persone con un passaporto svizzero (8,9%) è inferiore alla metà di quello riscontrato tra i dipendenti stranieri (19,1%), tra i quali la proporzione varia comunque fortemente a seconda del tipo di permesso di soggiorno: è pari al 15,7% tra le persone con permesso per frontalieri, al 16,7% tra quelle con permesso di domicilio, al 25,3% tra le persone con permesso di dimora e al 30,1% tra i salariati con un permesso per dimoranti temporanei».

A questo si aggiunge pure una differenza di genere: «Il tasso di salari bassi era quasi sei volte più elevato tra le donne con un permesso di dimora temporaneo (48,8%) che tra gliuomini stranieri con un permesso di domicilio (8,4%)».

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