Frontalieri, la Lombardia vuole l’accordo del 2015. Esplode la polemica

Frontalieri

La Regione Lombardia e il Canton Ticino tentano di dare uno straordinario colpo di acceleratore all’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. Ne invocano l’immediata applicazione, con qualche correttivo a vantaggio di Palazzo Lombardia. E scatenano un putiferio.
Ieri mattina, i parlamentari del Pd Chiara Braga e Alessandro Alfieri hanno reso noto il testo di una lettera inviata ai ministri delle Finanze di Italia e Svizzera dal presidente della Regione Attilio Fontana e dal consigliere di Stato ticinese Christian Vitta.
Quattro pagine frutto di un lavoro di consultazione durato molti mesi tra Palazzo Lombardia e Palazzo delle Orsoline. Nulla di segreto, in verità: questo stesso giornale, il 25 luglio dello scorso anno, aveva rivelato la «trattativa» in corso tra Milano e Bellinzona proprio per arrivare a una posizione comune sull’accordo fiscale firmato nel febbraio del 2015.
Le quattro pagine spuntate fuori ieri, però, stravolgono il quadro sinora delineato sulla vicenda. Soprattutto se si pensa che sin dal primo momento il centrodestra – e la Lega in particolare – hanno contestato i termini dell’intesa siglata in Prefettura a Milano dai ministri Pier Carlo Padoan ed Eveline Widmer-Schlumpf.
Tutto si sarebbe quindi potuto immaginare, tranne che il governo della Lombardia a trazione leghista, smentendo anni di dichiarazioni e battaglie politiche condotte sia in Parlamento sia nelle piazze, facesse un così clamoroso passo indietro sul tema della fiscalità dei frontalieri.
Nella lettera, infatti, Fontana e Vitta chiedono in modo netto «alle competenti autorità italiane e svizzere, nell’ambito dell’accordo parafato nel 2015, di valutare una soluzione differenziata che permetta un’applicazione immediata del nuovo accordo per i nuovi lavoratori frontalieri, e un regime transitorio, limitato nel tempo, per i frontalieri attuali».
Inevitabile che Braga e Alfieri siano letteralmente saltati sulla sedia leggendo la lettera.
«Fontana, piegandosi completamente a tutte le richieste ticinesi, chiede al governo italiano di abrogare l’accordo del 1974 per sostituirlo con un nuovo testo che peggiora addirittura l’accordo “parafrato” dalle diplomazie nel 2015», scrivono in un comunicato congiunto i parlamentari Dem. I quali si dicono anche «sgomenti» per il fatto che «nel pieno della più grave emergenza sanitaria che abbia mai colpito la Lombardia e che sta stravolgendo l’economia di frontiera (la lettera è datata 30 aprile 2020, ndr), il presidente della Regione, invece di mettere in campo misure per rilanciare i territori di confine, chiede subito un nuovo accordo fiscale sfavorevole per Comuni e frontalieri».
Spiegano ancora Braga e Alfieri: «Fontana vuole che per i frontalieri sia applicato il nuove regime fiscale senza correggere le criticità che avevano portato i parlamentari del Pd a fermarlo, e chiede addirittura che sia applicato da subito e senza gradualità ai nuovi frontalieri. Inoltre cerca di mettere mano sulla gestione dei ristorni chiedendo che almeno il 50% dell’extra gettito derivato dalla nuova tassazione sia gestito dalla Regione e non direttamente versato ai Comuni».
Gli esponenti Pd chiudono parlando di «tradimento dei lavoratori e delle comunità di frontiera» e di un «goffo il tentativo di Fontana di vendere questa lettera come il frutto di un percorso condiviso con sindacati e sindaci».
Intanto, i consiglieri regionali del Pd di Como e Varese, Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, hanno subito chiesto l’audizione dell’assessore Massimo Sertori in Commissione Italia- Svizzera per «avere spiegazioni del documento».

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