Frontalieri, lavoro gratis per salvare il posto

Referendum tra i dipendenti in Canton Ticino
Ma il sindacato Unia non ci sta: «Decisione illegittima»
Lavorare gratis per lavorare tutti. In Svizzera succede anche questo. Vale a dire che un’impresa – una multinazionale, la GF Agie Charmilles, che sul suo sito si definisce «leader mondiale nell’offerta di macchine, soluzioni per l’automazione e servizi per la realizzazione di stampi e utensili nonché per la produzione di parti ad alta precisione» – chieda e ottenga dai propri dipendenti l’ok alla proposta di lavorare tre ore in più alla settimana, ma senza salario, per rispondere alla crisi

in atto sul fronte valutario.
Il franco troppo forte e la difficoltà delle aziende elvetiche a esportare hanno convinto i dirigenti della GF Agie Charmilles, alla fine dell’estate scorsa, a promuovere un referendum interno tra gli oltre 450 dipendenti dello stabilimento di Losone (metà dei quali frontalieri comaschi) con l’obiettivo di avere il via libera allo straordinario non retribuito.
In pratica, tre ore gratis al lavoro ogni settimana e un risparmo netto per l’impresa sullo stipendio dei suoi dipendenti del 6%: circa 200 franchi al mese per un frontaliere che in media ne porta a casa 3.200.
Il referendum di Losone, che si è tenuto il 2 settembre – a due soli giorni di distanza dalla comunicazione dei vertici aziendali – ha ottenuto un risultato ampio. Ha detto sì al lavoro gratis il 70% dei votanti.
Un esito «quasi scontato», affermano adesso i sindacati elvetici, dato che i lavoratori erano stati messi di fronte a un’alternativa terribile: accettare di regalare all’azienda tre ore della propria settimana lavorativa oppure intavolare una trattativa per il licenziamento di qualche decina di persone.
Un esito che adesso gli stessi sindacati mettono formalmente in discussione opponendo un ricorso formale e avviando una procedura che potrebbe aprire nelle prossime settimane un contenzioso piuttosto serio. «I primi a tentare una simile strada sono stati i dirigenti della Trasfor di Molinazzo di Monteggio – dice Rolando Lepori, segretario regionale dell’Unia del Canton Ticino – A dicembre dello scorso anno avevano annunciato 40 licenziamenti o, in alternativa, lavoro gratis per 2,5 ore a settimana». In quel caso, la battaglia sindacale ebbe successo e l’impresa, dove le maestranze sono quasi interamente frontaliere, fu costretta a tornare sui propri passi. «I lavoratori di Losone hanno deciso di dire sì anche e soprattutto per le fortissime pressioni dell’azienda. Se non avessero accettato la “riduzione” di salario sarebbero partiti i licenziamenti. Il punto è che il lavoro nell’industria metalmeccanica è regolato da una convenzione nazionale (quello che in Italia è il contratto collettivo, ndr) la quale non prevede alcuna flessibilità slegata da una diversa retribuzione».
Quella scelta dai vertici della GF Agie Charmilles di Losone, conclude Lepori, «è la strada più facile. Risparmiare sulla pelle di chi lavora. Qualcosa per noi inaccettabile».

Dario Campione

Nella foto:
La sede della GF Agie Charmilles di Losone, in Ticino, impresa in cui lavorano oltre duecento frontalieri comaschi

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