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Frontalieri, Lega e Forza Italia bocciano Fontana. Molteni e Fermi: la Regione non ha competenza sull’accordo

Da un lato Nicola Molteni, deputato, tra i più stretti collaboratori di Matteo Salvini, del quale è stato sottosegretario al Viminale nel primo governo Conte.Dall’altro lato Alessandro Fermi, presidente del consiglio regionale, la voce più autorevole di Forza Italia al Pirellone.Un abbraccio a tenaglia. Che, evitando di stritolare il mittente, ha letteralmente fatto a brandelli la lettera sull’accordo fiscale per i frontalieri firmata il 30 aprile scorso dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana, e dal suo omologo ticinese Christian Vitta. Quello di ieri è stato il giorno delle smentite. Un giorno non particolarmente felice per Fontana, al quale saranno fischiate a lungo le orecchie.Ha iniziato Molteni, che alCorriere di Comoha ricordato «di essere stato uno di quelli che ha bloccato il famoso accordo parafato, sciagurato e maledetto, che avrebbe danneggiato i frontalieri. Un accordo voluto dal Pd e pronto per essere portato a ratifica».Dopo questa premessa, Molteni derubrica a «semplici raccomandazioni» le richieste formulate da Fontana e Vitta. «È un documento di lavoro, una sintesi di posizioni raccolte dopo vari incontri. La Lega non voterà mai qualcosa che penalizza i frontalieri. Anzi, dirò di più: se fosse per me, l’accordo del 1974 non si tocca. È una norma ottimale per i Comuni e per i frontalieri italiani, che io difendo».L’unica critica vera a Fontana arriva sui tempi della lettera. «È stata formalizzata nel periodo sbagliato, lo dico senza timore – aggiunte Molteni – farla il 30 aprile, in piena pandemia, è stato assurdo».La giornata dei distinguo è proseguita con Fermi, che in un comunicato ha ribadito il suo «no secco alla ratifica dell’accordo del 2015 con la Svizzera sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri residenti in Italia». Certo, dice Fermi, è «utile instaurare un dialogo con le autorità elvetiche che parta dall’accoglimento della richiesta di riaprire le frontiere», ma di qui a rivedere l’intesa del 1974 ce ne passa. Il presidente del consiglio Regionale, con uno slalom linguistico ha evitato accuratamente di criticare Fontana, ma ha ricordato che «la ratifica dell’accordo spetta solo ed esclusivamente al Parlamento» e ha chiesto quindi di «evitare di affrontare adesso questo tema. Lo trovo particolarmente inopportuno, visti i tempi di emergenza sanitaria ed economica che stiamo attraversando».Anche Fermi, così come Molteni, ritiene che l’attuale normativa non debba essere modificata. «L’Italia deve mettere in campo ogni iniziativa utile nei confronti della Confederazione Elvetica a tutela dei nostri cittadini e dei Comuni italiani, mantenendo in vigore le condizioni contenute nell’accordo del 1974». Nessun cambiamento, quindi. Anche per evitare che «i Comuni di frontiera perdano l’accredito dei ristorni». Quegli stessi ristorni che Fontana vorrebbe gestire direttamente, facendosi accreditare dallo Stato il 50% dei versamenti annuali.

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