Frontalieri, martedì l’incontro a Palazzo Chigi con il premier Paolo Gentiloni

L'ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni

Frontalieri alla dogana di Ponte Chiasso

«Spiegheremo al premier la situazione dei frontalieri italiani in Ticino e il motivo per cui sarebbe sbagliato sottoscrivere l’accordo fiscale con la Svizzera». Alessandro Tarpini, già segretario della Camera del Lavoro di Como e oggi responsabile nazionale Cgil del settore frontalieri, farà parte della delegazione che dopodomani incontrerà a Palazzo Chigi il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni.

«Abbiamo chiesto un incontro perché il governo deve sapere che cosa sta accadendo oltrefrontiera – dice Tarpini – diritti negati, riduzione di salari, ferie tagliate in maniera arbitraria. I casi non si contano più. Questo quadro politico di discriminazione va chiarito prima che l’Italia dia il via libera a un nuovo accordo fiscale». Secondo Tarpini «non è poi vero che questa intesa sia un argine al dumping salariale. Il rischio semmai è opposto».

Una tesi che viene chiarita da un altro componente della delegazione attesa a Roma martedì, Sergio Aureli, responsabile frontalieri del sindacato Unia Ticino. «L’accordo fiscale deve considerare le specificità dell’economia di confine – dice Aureli – Se l’obiettivo è la lotta al dumping salariale i termini dell’intesa fissati dai negoziatori sono sbagliati. Intanto, c’è una questione ristorni che riguarda i Comuni; in secondo luogo, esiste un rischio concreto di alimentare il lavoro nero». Un estremo paradosso, che Aureli spiega tecnicamente. «Chi oggi guadagna fino a 30mila, non avrà alcun problema. Chi ha in busta paga da 30 a 70mila franchi potrebbe compensare l’aumento delle tasse con le detrazioni. Ma oltre i 70mila l’aggravio sarà elevato, cosicché potrebbero nascere accordi su fittizie riduzioni di stipendi e pagamenti in nero. Un’assurdità».

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