Frontalieri, mozione del Ppd svizzero contro l’accordo fiscale

Un nuovo ostacolo è sorto nel cammino, già difficile e accidentato, verso l’atteso accordo tra Italia e Svizzera sull’imposizione fiscale a carico dei frontalieri.
Al fuoco incrociato che una parte della politica del Canton Ticino ha aperto da tempo contro questa tipologia di lavoratori, tra i quali figurano oltre 25mila comaschi, si è infatti aggiunta la mozione presentata al Consiglio nazionale, l’equivalente elvetico della Camera dei deputati italiana, da Marco Romano, parlamentare ticinese del Ppd, il Partito popolare democratico svizzero.
Il consigliere nazionale ha depositato una mozione per chiedere di «firmare l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri solo quando l’Italia avrà concesso agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi transfrontalieri in campo finanziario». Il documento è stato sottoscritto dal compagno di partito Fabio Regazzi e da Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, entrambi esponenti della Lega dei Ticinesi.

La mozione – che dovrà essere sottoposta al voto del Parlamento svizzero – chiede in sostanza al governo elvetico di non ratificare alcun accordo relativo alla fiscalità dei frontalieri se l’Italia non accetta di aprire il proprio mercato finanziario agli operatori della Confederazione, una possibilità oggi concessa soltanto a quelle società, per esempio banche, che dispongono di una sede sul territorio nazionale italiano.

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