Frontalieri, nasce l’osservatorio provinciale. Nuovo referendum contro la libera circolazione

La dogana di Ponte Chiasso

Dopo il tavolo della Regio Insubrica, il Consiglio Sindacale Interregionale Ticino Lombardia e Piemonte (Csir) arriva ora l’osservatorio permanente delle Province di Como e di Varese. I frontalieri tengono evidentemente banco. Visto che si moltiplicano i consessi – più o meno istituzionali, più o meno formali – in cui l’argomento diventa oggetto di discussione e di trattativa.
La reale utilità di tutti questi tavoli non è chiara. Anche perché ogniqualvolta nasce un problema i decisori sono sempre altrove. In ogni caso, il consiglio provinciale di Como ha approvato il primo atto per la costituzione dell’Osservatorio permanente sul fenomeno del frontalierato nelle province di Como e Varese, uno «strumento di consultazione tra i principali soggetti operanti sul tema del lavoro transfrontaliero».
Perché lo stesso osservatorio inizi a esistere serve un analogo voto del consiglio provinciale di Varese, che non tarderà ovviamente ad arrivare.
Dopodiché, al nuovo tavolo saranno invitati il Csir, le Camera di Commercio, gli enti locali. Ma anche la Lombardia, il Piemonte e il Ticino, che – si legge nel comunicato ufficiale – avranno un «diritto di tribuna». In eguale modo sarà garantita la partecipazione «a quegli enti pubblici o privati che operano a vario titolo nel sistema del lavoro transfrontaliero, su richiesta qualificata degli aderenti».
Obiettivo dell’osservatorio, secondo il presidente del Csir Giuseppe Augurusa, è «diventare un luogo di autentico confronto sulle tante questioni aperte tra soggetti coinvolti direttamente nel complesso fenomeno» del frontalierato.
In particolare – sembra di capire dalle parole dello stesso Augurusa – le «tentazioni di dumping salariale da parte di imprenditori spregiudicati» o la libera circolazione delle persone messa a rischio da «provvedimenti “etnici” di dubbia efficacia».
Come, ad esempio, il referendum annunciato dall’Udc qualche mese fa contro la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione Europea e per il quale sono state raccolte 125mila firme (ne bastavano 100mila).
Proprio ieri, il presidente del partito conservatore elvetico, Albert Rösti, ha dichiarato al quotidiano di lingua tedesca Blick di essere rimasto «sorpreso della rapidità con la quale sono state raccolte le stesse firme. È sembrato che la nostra iniziativa fosse scontata – ha detto il presidente dell’Udc svizzera – la preoccupazione per i posti di lavoro ha fortemente mobilitato i cittadini soprattutto nelle regioni di frontiera come Ginevra, Ticino, Vaud e Basilea Città». Come dire: è ricominciata la guerra ai frontalieri.

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