Frontalieri: più soldi ma anche maggiori rischi

Frontalieri alla dogana di Ponte Chiasso Frontalieri alla dogana di Ponte Chiasso

Il volo spiccato dal franco svizzero in una fredda mattinata d’inverno ha mandato in frantumi, nel giro di pochi istanti, molte e consolidatissime certezze.
A partire dai vantaggi della spesa e degli acquisti da una parte e dall’altra della frontiera. Benzina compresa, che adesso – con la carta sconto – costa addirittura meno in Italia che in Svizzera.
Una cosa è apparsa chiara a tutti. Subito. Gli stipendi e le pensioni dei frontalieri sono lievitati come panettoni e il potere d’acquisto degli italiani che lavorano (o hanno lavorato una vita) in Ticino è cresciuto, d’un colpo, del 20%.
I depositi bancari in franchi sono anch’essi diventati una miniera d’oro. E per capire quanto accaduto basta forse leggere quanto messo online dal presidente di GastroTicino, Massimo Suter: «Il mondo economico mette in ginocchio un intero Cantone e l’universo imprenditoriale che ruota attorno al turismo. Ancora più ticinesi saranno invogliati a fare la spesa o a scegliere i ristoranti italiani grazie al cambio ancora più interessante, togliendo così ulteriore ossigeno alla distribuzione indigena, con l’inevitabile risultato che vi sarà un aumento esponenziale dei disoccupati. E, paradossalmente, vi sarà un aumento di frontalieri invogliati comunque a lavorare in Svizzera anche se le condizioni di lavoro in certi settori sfioreranno lo schiavismo moderno».
Con la parità franco-euro gli impieghi svizzeri saranno probabilmente sempre più appetibili. Anche se non tutto è scontato. «Se la situazione non cambia – avverte Carlo Maderna, responsabile della Cisl Frontalieri di Como – gli italiani che lavorano in Ticino potrebbero subire una contrattazione al ribasso. Soprattutto nelle aziende che esportano e che quindi pagano lo scotto di questa manovra. Il datore di lavoro potrebbe chiedere ore di lavoro in più con lo stesso stipendio o non pagare la tredicesima. È già accaduto».
Sergio Aureli, sindacalista di Unia Ticino ed esperto della materia frontalierato, spiega che «il Ticino esporta due terzi della propria produzione verso l’Italia e l’Europa. Avrà sì meno incassi ma potrà pagare meno le materie prime. Bisognerà capire se questo gioco sarà a somma zero. I rischi maggiori li corre la vendita al dettaglio che potrà avere ripercussioni importanti».

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