Frontalieri, record nell’Olgiatese. Sul Ceresio l’incidenza maggiore

L’analisi del fenomeno

(m.d.) Il maggior numero di frontalieri risiede nell’Olgiatese, ma in termini percentuali l’occupazione oltre confine ha un’incidenza assai più rilevante nelle valli del Ceresio, dove quasi un abitante su sei si reca tutti i giorni in Ticino per lavorare. È quanto emerge dall’analisi del fenomeno del frontalierato pubblicata nel secondo volume della collana “I capitali di Como”, curata dal centro

studi della Camera di Commercio lariana. Un capitolo del libro, dal titolo “Il capitale umano”, è dedicato al tema “Lavorare in Svizzera, fra tradizione e nuove opportunità” ed è stato scritto da Furio Bednarz, presidente della Fondazione Ecap, ente per la formazione degli adulti e per la ricerca creato in Svizzera dalla Cgil.
Secondo i dati illustrati da Bednarz, dei circa 19mila frontalieri comaschi che risultano occupati in Ticino ben 6.330 abitano nell’Olgiatese, con un’incidenza del 6,25% rispetto alla popolazione residente in questa area, mentre sono 4.330 quelli che provengono da Como e dai paesi limitrofi al capoluogo (4,27% dei residenti). Nei comuni appartenenti alla comunità montana delle Valli del Lario e del Ceresio, come per esempio Porlezza, Cavargna e Carlazzo, vivono poco più di 3mila frontalieri, che costituiscono però il 17,65% della popolazione residente. Un’incidenza che non ha pari nel resto della provincia comasca. La seconda zona ad elevata presenza di frontalieri è infatti la Valle Intelvi, che conta 1.879 lavoratori occupati in Ticino, numero che però corrisponde al 7,87% dei residenti. Per il resto, i frontalieri provengono dall’Alto Lago (circa 900, pari al 6,32% dei residenti) e dalle altre zone della provincia, dove vivono quasi 2.500 frontalieri, che rappresentano però soltanto l’1% della popolazione.
È il caso, per esempio, dei comuni della Brianza, per esempio Cantù, Erba o Mariano, dove le opportunità lavorative offerte dallo stesso tessuto economico brianzolo e dalla vicinanza con Milano rende meno appetibile la Svizzera. Anche se, nota Furio Bednarz, il fenomeno del frontalierato, pur passando quasi inosservato perché riguarda soltanto un cittadino su cento, «assume comunque dimensioni non indifferenti ed è in espansione, tanto che in questo ampio aggregato di comuni vivono oltre 2.100 persone che quotidianamente, sobbarcandosi trasferte impegnative, si recano in Svizzera per lavoro».

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