Frontalieri, stipendi tagliati anche del 25%. Le denunce di impiegati e operai

Cartelli della dogana tra Italia e Svizzera

cartelli dogana italia svizzera(da.c.) Stipendi dei frontalieri nel mirino delle aziende ticinesi. Piccole e grandi. Si moltiplicano, di giorno in giorno, le segnalazioni e le denunce di riduzioni salariali decise in modo unilaterale dalle imprese del cantone di lingua italiana. Sforbiciate del 15 o del 20% (e, in qualche caso, anche maggiori) legate alla rivalutazione del franco.
Nelle redazioni dei giornali giungono quotidianamente lettere e telefonate di persone che, pur chiedendo di rimanere anonime, raccontano molto volentieri le loro storie. L’ultima, in ordine di tempo, ieri pomeriggio: l’impiegata di un’agenzia di viaggi della periferia di Lugano che, da un giorno all’altro, è stata messa di fronte a un bivio senza troppe uscite. Accettare la riduzione del 25% del salario (oltre 800 franchi al mese) o lasciare il lavoro. «E nessuno dica che il franco forte penalizza le nostre attività – dice la frontaliera comasca – Perché l’agenzia compra i pacchetti vacanza in euro e quindi in questo momento ha un doppio risparmio: sui nostri stipendi e sui costi in generale». La situazione sta diventando in ogni caso molto pesante.
Dalle sedi dei sindacati ticinesi partono ogni giorno autentici bollettini di una guerra condotta a colpi di accetta. Quella che si abbatte sulle retribuzioni dei frontalieri ma anche dei residenti nel cantone.
«Purtroppo – dice Sergio Aureli, responsabile frontalieri per Unia Ticino – esiste una legge che, in deroga, permette di ridurre lavoro e salari qualora le oscillazioni del franco siano particolarmente ampie. Il fatto è che le aziende tentano di recuperare ulteriori utili approfittando di una situazione non chiara». Aureli sottolinea la totale contraddittorietà delle manovre in atto, le quali finiscono per «aumentare ancora di più il dumping salariale».
I tagli agli stipendi trascinano infatti ancora più in basso le retribuzioni medie nelle imprese, colpendo di fatto l’intero mercato del lavoro del Ticino.
«La politica dovrebbe farsi sentire, dire qualcosa. Ma non c’è alcuna voce in questa direzione». Unia sta valutando di trascinare in tribunale qualche azienda tra quelle che vogliono pagare i propri operai in euro o che agiscono con i tagli in modo retroattivo. «Si sta drogando pesantemente il mercato del lavoro e si dà vita a un vero e proprio sfruttamento, ma prima o poi il sistema salta», aggiunge Sergio Aureli.
Intanto, l’elenco delle aziende che hanno “tagliato” salari si allunga di giorno in giorno: la Mikron Tool di Agno, la Plastar di Muzzano, la Mes di Stabio (gruppo Ciba), la Fiamm sempre di Stabio.

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