Frontalieri, in Ticino la crescita più elevata. L’aumento maggiore nel settore terziario

Bandiera svizzera

Sono sempre più numerosi i lavoratori italiani che cercano – e trovano – uno sbocco occupazionale in Svizzera. La loro crescita è la più alta dell’intera Confederazione, nonostante il clima, spesso apertamente ostile agli italiani, che si respira sul fronte politico ticinese.
Secondo i dati diffusi ieri dall’Ufficio federale di statistica, nel terzo trimestre di quest’anno i frontalieri in Canton Ticino – pari a 65.184 lavoratori, di cui oltre 25mila comaschi – sono aumentati del 4,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Se si esclude la Svizzera centrale – dove l’incremento è stato del 5% ma dove i frontalieri presenti sono ovviamente in numero esiguo, pari a poco più di 2mila – l’aumento più consistente e più significativo dell’intera Confederazione è quello registrato in Ticino. Una crescita quasi doppia rispetto alla media nazionale, ferma al 2,8%.
Va precisato che negli ultimi tre mesi il numero dei frontalieri in Ticino ha subìto una lieve flessione, con un calo dello 0,3% rispetto al secondo trimestre di quest’anno. In tutte le altre zone della Svizzera, invece, i lavoratori stranieri che ogni giorno passano il confine sono aumentati, con percentuali che vanno dal +0,2% del Lemano al +1,3% dell’area di Zurigo.
Ma torniamo al bilancio annuale. Come detto, i frontalieri in Ticino sono cresciuti del 4,9%, superando tutti gli altri cantoni elvetici. In particolare, sempre rispetto al terzo trimestre del 2016, nel Zurighese la crescita è stata del 3,7%, variazione identica nella Svizzera orientale, mentre nella regione del Lemano l’incremento è stato del 2,9%. Nella Svizzera nordoccidentale, infine, l’aumento è stato dell’1% così come nell’Espace Mittelland, che comprende i Cantoni di Berna, Friburgo, Neuchâtel, Giura e Soletta.
In totale, i frontalieri che lavorano in tutta la Svizzera sono 317mila, in aumento del 2,8% rispetto a un anno fa (+0,3% rispetto al secondo trimestre di quest’anno).
La fetta più consistente è costituita dai francesi che lavorano nella Regione del Lemano (117mila), seguiti dagli italiani in Ticino (oltre 65mila). La presenza dei frontalieri è poi così ripartita nel resto della Confederazione: 71mila nella Svizzera nordoccidentale, 26mila in quella orientale, 25mila nell’Espace Mittelland, poco più di 10mila a Zurigo, infine i 2mila attivi nella Svizzera centrale.
Per quanto riguarda i settori di attività, predomina il terziario – che comprende banche, uffici finanziari, negozi, ristoranti, servizi sanitari e così via – che, in tutta la Svizzera, occupa ben 209mila frontalieri, con un incremento del 4,2% rispetto a un anno fa. Seguono l’industria (106mila lavoratori, +0,1%) e l’agricoltura (2mila addetti, +1,9%). Stessa tendenza anche a livello ticinese, dove nel terziario sono impiegati oltre 41mila frontalieri (su 65mila), +7% in un anno.
I frontalieri sono per due terzi uomini, 204mila contro 113mila donne. L’incremento, per maschi e femmine, è stato però il medesimo (+2,8%). Dal punto di vista delle nazionalità, infine, tra i frontalieri predominano i francesi, che sono 172mila, in gran parte occupati nella Regione del Lemano, seguiti da 73mila italiani (quasi tutti al lavoro in Ticino), 62mila tedeschi e da 8mila austriaci.

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