Frontiere chiuse, la mozione spacca in due la Lega Nord
Politica, Territorio

Frontiere chiuse, la mozione spacca in due la Lega Nord

Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia

Leghisti contro. Il caso delle frontiere con il Ticino chiuse di notte apre una crepa apparentemente profonda tra le due anime del Carroccio.
Quella del segretario Matteo Salvini, barricadera per definizione e per scelta ideale. E quella del governatore Roberto Maroni, più incline – dove necessario – al dialogo e al confronto istituzionale.
Quanto accaduto martedì scorso in consiglio regionale – con la maggioranza di centrodestra divisa sul voto alla mozione che contestava la decisione svizzera di chiudere tre valichi doganali nelle ore notturne – ha riportato in primo piano i due diversi modi di intendere di fare la politica. Sin dal primo momento, tra i banchi del Pirellone, la scelta del gruppo leghista (e di parte del gruppo della Lista Maroni) di votare contro la mozione è apparsa come uno “sgarro” del partito al presidente della Regione.
Quest’ultimo non aveva infatti mai nascosto il suo appoggio pieno al testo poi approvato in modo bipartisan dal consiglio. E non è un caso che ieri, da New York, attraverso il suo ufficio stampa, lo stesso Maroni abbia dettato al Corriere di Como una dichiarazione che conferma in pieno le distanze: «Al mio ritorno in Italia – ha detto il governatore – cercherò il ministro degli Esteri Angelino Alfano e gli chiederò di dare attuazione alla delibera, la quale impegna il presidente della Regione a contattare il governo italiano affinché proceda in attuazione con il contenuto della stessa».
Insomma, mentre il partito si distanzia dal voto contro la Svizzera, Maroni insiste perché anche l’esecutivo nazionale faccia passi formali verso la Confederazione.
Leghisti contro, si diceva. Al comunicato newyorchesi del governatore ha replicato subito il deputato canturino Nicola Molteni con un post dai toni poco equivocabili su Facebook. «La Svizzera chiude, giustamente, le frontiere (3 valichi minori in via sperimentale per 6 mesi) in barba a Schengen. Idem fanno francesi, tedeschi e austriaci. E da noi? I parlamentari comaschi e varesini del Pd invocano “in ginocchio” l’intervento di Alfano e Mogherini contro la libera scelta della Svizzera. Alfano e Mogherini, ovvero i responsabili dell’invasione clandestina!».
Non sono soltanto i deputati Pd a invocare Alfano. Ora c’è anche Maroni.

7 aprile 2017

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