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Fukushima: neo premier conferma rilascio dell’acqua radioattiva

(ANSA) – TOKYO, 20 OTT – Il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, ha scelto la città di Fukushima per l’avvio della campagna elettorale, a meno di due settimane dal voto per il rinnovo della Camera bassa del Parlamento. Il neo premier, in carica dallo scorso 4 ottobre, ha promesso di portare avanti l’opera di ricostruzione dell’area colpita dalla triplice catastrofe del marzo 2011: il terremoto di magnitudo 9, lo tsunami e l’incidente nucleare. La scorsa domenica Kishida si era recato nella regione del Tohoku, per la prima volta da quando è subentrato alla guida dell’esecutivo, per ispezionare i lavori di smantellamento della centrale di Fukushima Daiichi. In quella occasione il capo del governo aveva affermato che il piano di sversamento dell’acqua radioattiva non può più ammettere ritardi per ultimare il processo di bonifica del sito, malgrado i timori dei residenti locali e delle associazioni dei pescatori. Per raffreddare gli impianti danneggiati nell’incidente di 10 anni fa, ogni giorno si aggiungono ai serbatoi circa 140 tonnellate di acqua contaminata – nella quale è presente il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno. Nell’area adiacente la centrale sono già presenti più di mille cisterne, e secondo il gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco), entro l’estate si raggiungerà la massima capacità consentita. In base al progetto presentato lo scorso aprile dalle autorità statali e dalla Tepco, il liquido verrà rilasciato nell’oceano a partire dalla primavera del 2023, e a questo riguardo Kishida si dice disposto a fornire ogni evidenza scientifica sulle attività e il massimo livello di trasparenza per dissipare le varie preoccupazioni. L’annuncio segue la linea sempre più pressante dell’esecutivo per il riutilizzo dell’energia nucleare, che secondo i vertici del governo servirà al raggiungimento degli obiettivi di un azzeramento delle emissioni di Co2. Attualmente sono 9 le centrali nucleari in funzione in Giappone. Prima dell’incidente nucleare di Fukushima in Giappone erano in funzione 54 reattori, e il Paese derivava circa il 30% del proprio fabbisogno energetico dall’atomo. (ANSA).

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