Fulcro della cultura sempre più evidente

Il commento
Cambiano le giunte, si avvicendano gli assessori. E ogni anno naturalmente mutano, o si affinano strada facendo, i progetti espositivi legati all’arte. Qualcosa però rimane costante, nel caso di Como. Da dieci anni esatti ci ritroviamo a commentare sul nostro giornale l’annuncio di una grande mostra per Villa Olmo. Dopo successi e sconfitte, litigi su numeri e qualità delle opere esposte, polemiche politiche e anche indagini della magistratura (poi archiviate), un dato emerge ed è senz’altro fuori discussione. È un dato non secondario, verrebbe quasi da dire non negoziabile, ma che la bolla del rumore mediatico attorno agli eventi temporanei rischia di mantenere sottotono. È la centralità sempre più marcata, esperienza dopo esperienza, della storica dimora neoclassica di via Cantoni nel circuito degli spazi culturali cittadini. Per vocazione, storia, monumentalità. E anche per la versatilità. Villa Olmo è appetibile, trasversale, accogliente, pur nei limiti oggettivi di un bene storico non privo di acciacchi e bisognoso pertanto di cure. Conferenze, matrimoni, feste private, e naturalmente esposizioni di respiro internazionale e festival musicali nel parco, vi hanno trovato e trovano il loro denominatore comune. In una mostra di apparecchi ad alta fedeltà, in quella che oggi è la seconda sala del percorso espositivo “canonico” delle mostre, chi scrive ricorda di avervi ascoltato a tutto volume da un impianto milionario (in lire dell’epoca) il vinile di Dark side of the moon dei Pink Floyd. Se la memoria non inganna erano i primi anni Ottanta. E la villa sarebbe ancor più centrale, se la città si rendesse conto del suo valore in modo più corale e condiviso. In attesa che partano i restauri di parco e villa sostenuti dalla Fondazione Cariplo, non farebbe male una riflessione pubblica sul ruolo complessivo di Villa Olmo e sulla sua governance, come centro internazionale in grado di funzionare a pieno regime per gran parte dell’anno.

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