I funerali di Ricardo, morto a Bellinzona: «La vita è un dono da difendere»

«La vita è un tesoro grande ma estremamente fragile, è un dono da difendere e del quale prenderci cura. Dobbiamo essere responsabili gli uni per gli altri della vita. Oggi ce lo chiede anche Ricardo. Lo chiede a tutti e soprattutto ai giovani».
Davanti alla bara di Ricardo Durini, il parroco di Sagnino don Emanuele Corti si rivolge alle decine di ragazzi che affollano la chiesa e a tutti loro rivolge un appello a «prendersi cura della vita». Il sacerdote parla agli amici del 20enne, travolto da un treno a Bellinzona, in Svizzera, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi mentre attraversava i binari con due amici. «Era buio la notte in cui Ricardo ha perso la vita – dice il sacerdote – È buio oggi nel nostro cuore per il dolore del distacco. Ma noi vogliamo accendere la luce di Cristo risorto, che ci chiede di prendere sul serio la vita che ci è stata donata, di difenderla».
Gli amici di Ricardo affidano i loro ricordi e il loro dolore ad alcuni messaggi che vengono poi fatti volare verso il cielo, appesi ad alcuni palloncini. «Ho scritto un biglietto ma non riesco a leggerlo perché oggi ho promesso di non piangere – sussurra al termine della cerimonia Raul Durini – Scusami se non sono stato per te un modello, eri più piccolo ma sei sempre stato tu il fratello maggiore». «Non rimproveriamoci con le cose lasciate indietro – conclude don Emanuele – Guardiamo al bene che sta davanti con la forza e il coraggio del tempo che abbiamo speso uno vicino all’altro».

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