Fungiatt frontalieri, niente patentino: naufraga la proposta di legge ticinese

Naufraga in modo clamoroso, in Ticino, la battaglia politico-parlamentare che qualcuno – ad esempio, il consigliere di Stato leghista Claudio Zali- voleva a tutti i costi combattere contro i fungiatt italiani. A due giorni dal dibattito fissato in Parlamento, a Bellinzona, il governo cantonale ha ritirato la proposta sul patentino a pagamento per i cercatori di funghi non residenti nel Cantone. Una decisione figlia sicuramente del voto negativo in commissione (dove tutti i partiti avevano di fatto bocciato il testo governativo) ma non solo. Mantenendo fede al suo stile rude e poco incline al compromesso, Zali ha negato al Gran Consiglio la soddisfazione di votare il testo.

In un comunicato il direttore del dipartimento del Territorio ha rimarcato di aver «elaborato una modifica della legge sulla raccolta dei funghi volta a proteggere le aree più sensibili del Cantone dall’eccessivo afflusso di cercatori di funghi, provenienti soprattutto da oltreconfine». Ma ha preso anche atto del no della commissione. Risultato: niente più discussione. E, soprattutto, niente più patentino.

La vicenda è paradossale. Da anni in Ticino, sulla scia della cultura “primanostrista”, si dibatte – anche aspramente – su come limitare l’accesso ai fungiatt italiani. Lo stesso Zali, nel comunicato, ricorda come la proposta fosse nata «dopo che numerosi atti parlamentari, sottoscritti da esponenti di tutti i partiti, avevano segnalato l’esigenza di intervenire a livello legislativo per migliorare la protezione di un bene naturale limitato»: dall’iniziativa parlamentare del 7 novembre 2011 alla mozione del 22 settembre 2014, «che chiedeva al consiglio di Stato di introdurre una tassa per la raccolta dei funghi per i cercatori provenienti dall’estero». Il no in commissione, fa capire tra le righe l’esponente leghista del governo di Bellinzona, è quindi del tutto contraddittorio. Sta di fatto che, al termine di un lustro costellato di molte polemiche, il Canton Ticino rinuncia – almeno per il momento – a far pagare ai frontalieri del sottobosco una tassa su porcini e mazze di tamburo che avrebbe avuto il sapore di una ennesima discriminazione.

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