Furono normali scherzi, non episodi di bullismo. Prosciolti sei studenti

Il Tribunale dei Minori di Milano

«Non luogo a procedere» e imputati prosciolti. Non si trattò insomma di atti di bullismo in classe – come sostenuto dall’accusa – bensì di scherzi tra adolescenti, comunque non punibili. È questa la tesi del Tribunale dei Minori di Milano in merito alla vicenda dei sei studenti minorenni (all’epoca dei fatti) finiti nei guai per aver molestato – riteneva l’accusa – un compagno di classe con puntine e libri resi inutilizzabili dopo averli danneggiati con l’acqua. Provocazioni che avrebbero portato la vittima a non mangiare più e a non voler andare a scuola. Il medico di base arrivò a scrivere un referto sulla perdita di peso del ragazzo e sulle crisi di panico che lo assalivano ogni volta che si trattava di dover andare a scuola.

La difesa però, in aula, è riuscita a convincere i giudici – le motivazioni sono attese tra 45 giorni – che non si trattò di bullismo ma di scherzi che coinvolgevano non solo il denunciate ma anche il resto della classe, compresi i sei finiti a processo. L’accusa aveva chiesto sei condanne a un anno a testa, mentre ieri è arrivata la sentenza di non luogo a procedere. «Sono ovviamente contento di questa decisione del giudice, soprattutto per i ragazzi e le loro famiglie – ha poi commentato l’avvocato Marco Favara, che difendeva tre dei sei giovani – Hanno passato un calvario lungo un anno tra assistenti sociali, interrogatori e tribunali. Tutte le accuse nei loro confronti sono cadute come un castello di sabbia. Questa vicenda deve farci ricordare che esiste differenza tra uno screzio fra adolescenti e un atto di bullismo, e che una lite tra compagni di classe non può dar luogo a un procedimento giudiziario».

La vicenda risale al marzo del 2015 e andò in scena in una classe di un istituto della Brianza comasca. A lanciare l’allarme fu la madre del ragazzo che si riteneva vessato. La mamma, preoccupata, vedendo il figlio che deperiva giorno dopo giorno, chiese cosa non andava e da lì emerse il problema del figlio con i compagni di classe. Il ragazzo raccontò tutto alla madre, esausto per quella situazione a suo dire ingestibile. Descrisse mesi di angherie poi segnalate alla scuola e anche ai carabinieri che raccolsero la denuncia. Il fascicolo finì così sul tavolo del Tribunale dei Minori di Milano e nei guai si trovarono i sei ragazzi che, all’epoca dei fatti, avevano un’età compresa tra i 14 e i 17 anni, tutti residenti in Brianza. Vicenda giudiziaria finita ieri con il proscioglimento dalle accuse formulate.

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