Furto di 250 mascherine protettive dai reparti del Sant’Anna

L'ospedale Sant'Anna di San Fermo

Ieri pomeriggio al Sant’Anna sono state rubate altre 250 mascherine. Erano state messe in un’area del reparto di riabilitazione neurologica, appena consegnate e immagazzinate. Un terzo evento assurdo nella sua drammaticità che ha portato, nei giorni del Coronavirus, l’ospedale Sant’Anna alla ribalta delle cronache nazionali. Due furti di mascherine protettive e la fuga di un paziente positivo al tampone, che ha lasciato l’ospedale in taxi per raggiungere la provincia di Bergamo, dove risiede. Fra tanti esempi di senso civico e collaborazione ci sono anche questi casi di incoscienza. L’ultimo ieri.

Dal Sant’Anna spiegano che il paziente 70enne, ricoverato in malattie infettive, era in buone condizioni, e ha approfittato dell’emergenza in corso per un’altro malato per la fuga. È stato denunciato con l’ipotesi di reato di epidemia colposa. Per il tassista che, ignaro, aveva riportato a casa il paziente bergamasco, è scattato inevitabilmente l’isolamento preventivo a casa per 14 giorni. «L’ospedale non è un carcere – spiega Salvatore Monteduro, segretario generale della Uil del Lario – sarebbe impossibile presidiare l’intero stabile. Tutti e tre gli episodi denunciano uno scarso senso di responsabilità degli autori, verso se stessi e gli altri. Anche chi ha rubato le mascherine come ha fatto a non pensare che si tratta di presìdi vitali per gli operatori?».

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