Il futuro di Acsm diventa un caso politico. Tensioni in giunta, Como rischia di perdere la sede operativa

Il termovalorizzatore di Acsm Agam

La giunta di Palazzo Cernezzi ha approvato martedì la delibera di indirizzo sulla nascita della grande multiutility del Nord pedemontano. Ovvero, la fusione per incorporazione in Acsm-Agam della varesina Aspem, della valtellinese Aevv e delle lecchesi Acel Service e Lario Reti Gas.
Oggi pomeriggio è in programma a Palazzo Cernezzi una delicata riunione di commissione in cui il progetto sarà per la prima volta discusso in modo particolareggiato e, soprattutto, in forma pubblica.
Lunedì prossimo, poi, la stessa delibera di indirizzo dovrebbe essere votata dal consiglio comunale.
L’operazione, sul piano industriale, non sembra avere controindicazioni. In base alle varie proiezioni fatte dagli advisor che si occupano della fusione, la nuova società dovrebbe generare, dal 2021, un margine operativo (Ebitda) tra 90 e 120 milioni di euro, con investimenti che – in base agli esiti delle gare nella distribuzione gas – potranno arrivare sino a 500 milioni di euro. Il piano attuale di Acsm-Agam prevede invece, sempre al 2021 un Ebitda di 56 milioni.
Le maggiori perplessità sono tutte relative agli assetti futuri. Uno scenario che vedrebbe Como particolarmente penalizzata.
Secondo le prime indiscrezioni, infatti, la città lariana non avrebbe più la sede operativa (richiesta da Monza) né la sede di Enerxenia (anch’essa spostata in Brianza). Al termine della fusione, Como ridurrebbe poi la sua partecipazione azionaria a poco più del 10%, con Monza al 12%, i Comuni della provincia lecchese attorno al 20%, Sondrio al 6-7% e A2A oltre il 40%.
Secondo quanto trapelato, sebbene non vi siano conferme dirette, nell’ultima riunione del consiglio di amministrazione di Acsm-Agam i rappresentanti lariani avrebbero espresso giudizi critici verso i possibili patti parasociali della futura multiutility. E lo stesso è accaduto in giunta, a Palazzo Cernezzi. Con un paio di assessori dubbiosi sull’esito della prima fase delle trattative.
Tre i punti sui quali sarebbero stati chiesti al sindaco correttivi politicamente importanti: il mantenimento della sede operativa a Como; la presenza del capoluogo lariano negli organi di controllo; il riconoscimento di un bonus di valutazione delle quote azionarie. Quote che, con la fusione per incorporazione, sono ovviamente destinate a essere ridistribuite tra i soci.
Interpellato dalla Reuters Italia, il sindaco di Como Mario Landriscina si è limitato ieri a dire che «lunedì prossimo sarà approvata in consiglio comunale la delibera di indirizzo con cui verrà dato mandato a proseguire lo studio per la fusione. Ci sarà poi bisogno di un’altra delibera nei primi mesi del prossimo anno, quando sarà più chiaro il piano industriale del nuovo gruppo».
Da. C.

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