I personaggi del Corriere

Gadda a Longone, rapporto di odio-amore

altLa villa di famiglia
Sulle tracce dello scrittore con il docente e studioso Mario Porro: «Qui i luoghi degli affetti»
C’è un angolo della Brianza erbese dove le tracce di Carlo Emilio Gadda, uno dei grandi scrittori italiani del Novecento, sono tuttora chiare e precise. Le abbiamo trovate con l’aiuto di chi le conosce bene e ne tramanda i contorni, alla vigilia del giorno in cui l’autore di “Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” morì, il 21 maggio 1973.
Mario Porro, sessant’anni, docente di Storia e Filosofia e vicepreside al liceo “Fermi” di Cantù, è un competente e generoso cicerone. Assieme ad altri appassionati ed esperti diede vita, nel 2004, a un Centro studi intitolato proprio a Gadda. «L’idea – spiega – venne a Franco Vecchio, medico dentista di origini calabresi, ma residente a Longone al Segrino».

Proprio in questo paese l’ingegnere milanese, poi approdato alla letteratura, trascorse con la famiglia lunghi periodi della sua infanzia e giovinezza nella villa costruita dal padre nel 1899. Una “fottuta casa”, scriverà Gadda, che influì per la sua parte nel dissesto finanziario della famiglia. Il padre la volle “perché a Milano non c’era la campagna”, ma si rovinò anche così, oltre che con gli esperimenti di coltivazione del baco da seta. E, alla fine, da socio che era di un’azienda, si ridusse a fare il magazziniere nella stessa.
Qui Carlo Emilio visse malvolentieri anni segnati da rabbia e angustie, che poi riversò nel romanzo “La cognizione del dolore”. Della villa scrisse ancora: “Per la casa di Longone non ho avuto giovinezza”. E ancora: “È la bestia nera della mia psicosi”.
Grazie a Porro e alla cortesia di chi oggi abita una parte di quella che fu la dimora dei Gadda, ora suddivisa in vari appartamenti, l’abbiamo visitata. La casa sorge in collina; il pensatoio dello scrittore è ora una stanza luminosa e ben arredata, ma un tempo era soltanto il terrazzo dove furono scritte molte pagine.
Il parco è meno esteso rispetto alle origini e alberi d’alto fusto impediscono la veduta del Lago di Pusiano, inizialmente possibile. Non lontano, più in piano, in fondo al cimitero abbiamo sostato davanti alle tombe del padre Francesco Ippolito, di Enrico, fratello di Carlo Emilio, e di Adelaide e Clara, la madre e la sorella.
Dal giardino dei Padri Barnabiti, poi, abbiamo osservato lo stesso panorama che Gadda descrisse nella sua opera “Dalle specchiere dei laghi”, rievocando poi anche l’altra villa di famiglia, sita a Rogeno, di proprietà dello zio paterno, Giuseppe, che fu senatore del Regno e ministro, nonché tra i promotori dei lavori di costruzione della linea ferroviaria che da Milano portava a Erba.
Professore, come nacque la sua passione per Gadda?
«Da un’attrazione in parte letteraria e in parte filosofica. Da studente avevo letto una parte dei libri di questo autore. In seguito rimasi colpito dalla “Meditazione milanese”, una riflessione sulla complessità del mondo, che ha tante pieghe e, pertanto, la stessa letteratura non può spiegarlo in modo lineare. Qui si colloca l’aspetto filosofico. Gadda era in anticipo, negli anni ’20, sul tema della complessità, che sarà affrontato in modo specifico soltanto negli anni ’80. Fui attratto anche dal legame letterario-filosofico-scientifico proprio delle sue opere e dalla sua straordinaria inventiva linguistica».
Cosa fa il Centro studi intitolato a Carlo Emilio Gadda?
«Si propone di valorizzare la presenza di Gadda sul nostro territorio e un po’ tutta la dimensione culturale dell’Alta Brianza. Il mio sogno è una sorta di federazione, proprio all’insegna della cultura, tra i vari Comuni, per dar vita a un parco letterario allargato? Ci chiamano dalle Biblioteche; nel 2005 abbiamo organizzato un importante convegno sulla “Cognizione del dolore” (ne è scaturito il libro “Gadda e la Brianza”, curato da Mario Porro ed edito da Medusa, ndr); abbiamo organizzato piacevoli letture con l’attore e regista teatrale Christian Poggioni; diamo vita a cene “gaddiane”; cerchiamo di ricordare che questi luoghi sono stati battuti anche da Stendhal, Foscolo, Ippolito Nievo; ci occupiamo di altri autori, come Pontiggia e Vigevani. Presto vorremmo dedicarci anche a Gianni Brera».
Quanto riuscite a tener viva la memoria di Gadda?
«Qualche risultato positivo c’è, ma bisogna riguadagnare i rapporti con la Brianza, oggetto di ironia feroce negli scritti di Gadda, come quando sottolinea che i generi di felicità qui presenti sono “ingordigia di cibo che arricchisce i pozzi neri, pesci dei laghi immangiabili, l’infestante robinia, la grandine, le mosche qui più diffuse che in Africa”?».
E in quale misura riuscite a stemperare ostilità sedimentate?
«La nostra prima iniziativa fu un incontro a Longone con Mauro Bersani, responsabile dell’area letteratura per la casa editrice Einaudi, che mostrò un filmato dove un Gadda, già anziano, parlava dei brianzoli mentre scorrevano immagini di tipi patologici secondo una visione simile a quella del medico antropologo Lombroso? Ma, ormai, quella generazione è scomparsa e con i giovani questo non è più un problema, almeno tra coloro che si occupano di letteratura».
Gadda, d’altronde, non fece mai nulla per farsi amare da queste parti?
«Era un personaggio ombroso, scorbutico, nevrotico, misogino, misantropo? Aveva frequentazioni ridottissime, si trovava bene soltanto con gli intellettuali; in loro compagnia era divertente. Non tollerava la presenza in casa dei contadini perché puzzavano. Definiva gli abitanti di Longone “calibani” (mostri ripugnanti, ndr) “gutturaloidi”. Ma in alcune pagine rievocò la sua infanzia in Brianza; in altre, dolenti, il fratello morto in guerra. Descrisse con serenità i paesaggi che vedeva dal terrazzo della villa di famiglia. Fu il primo a scrivere di Brianza profanata, che quindi considerava quasi sacra».
Possiamo dire che il nocciolo dell’avversione è localizzata proprio a Longone al Segrino. Perché?
«Quello di Gadda è un modo di guardare segnato dal difficile rapporto con i genitori. Scrive della Brianza come di “una terra che avrebbe potuto essere patria anche a me”? Ma non lo fu, soprattutto a causa della severità dei genitori. Così divenne “la palude Brianza”. La mamma era una maestra di origine ungherese, il padre era molto anziano quando nacque Carlo Emilio. Lo scrittore, nelle sue lettere dalla guerra, scrisse delle passeggiate a Longone, luogo della continuità familiare. Nei suoi scritti c’è dileggio, ma anche rimpianto per i momenti trascorsi nella stanza della villa a lavorare. Venivano a trovarlo i suoi amici, anche Eugenio Montale. Quando, dopo la morte della madre, vendette la casa, si disse lieto di essersi “liberato del feudo di Longone”, che chiama “Lukones” nella “Cognizione del dolore” fintamente ambientata in un villaggio sudamericano, ma rimpianse pure con tenerezza sorprendente “il mio Ducato”. Dopo il 1937 Gadda non venne più qui, ma questi, nella sua memoria, restarono i luoghi degli affetti assai più di Milano».
Come esce, dunque, complessivamente il Gadda della Brianza erbese?
«Esce in una dimensione di odio-amore. Il dileggio e la feroce satira sono però attenuati da una vena elegiaca di rimpianto. In lui traspare anche una pietas per la povertà dei luoghi».
Qua e là Gadda scrive anche di Como, del suo pane “che non è da tutti”, del devastante incendio del 1935 alla cupola del Duomo, quando “Il popolo di Como accorse tutto, quasi a voler difendere, a salvare il suo Duomo”…
«Sì, ma non aveva tante frequentazioni con la città. Ci andava ogni tanto. Ne scriveva nelle lettere ad amici milanesi, ma compare di più la Brianza, anche con riferimenti ai monti: Cornizzolo, Palanzone, San Primo, Bollettone, Pian Rancio e, a Longone, l’Osteria del cuor contento, ribattezzata “L’alegre corason”».
Quanto può essere apprezzata oggi la prosa di Gadda? Lei lo consiglierebbe come scrittore da leggere?
«Eh, questo è il grande problema. Gadda non ha avuto la conoscenza che merita presso il largo pubblico. Leggerlo significa tenersi sempre accanto un dizionario per i continui richiami alla scienza, per il linguaggio ibridato con il dialetto, per le invenzioni lessicali, per i riferimenti al mondo classico. Tutti noi siamo abituati alla linearità del racconto, si procede invece per digressioni, una piega dietro l’altra. D’altronde, il mondo non è lineare e Gadda vuole essere un diligente notaio. Le cose non sono così semplici e comprensibili, bisogna fare fatica. Questa è l’onestà intellettuale di Gadda».

Marco Guggiari

Nella foto:
Il professor Mario Porro indica un ingresso al parco di quella che fu la villa dei Gadda
20 Maggio 2014

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Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


UN COMMENTO SU QUESTO POST To “Gadda a Longone, rapporto di odio-amore”

  1. Egr. Dott. Marco Guggiari, ho letto questo Suo articolo, del 20 maggio 2014, con grande piacere perchè ho scoperto che l’interesse, per un autore importante come C. E. Gadda, non si è sopito.
    Tuttavia, proprio oggi , sono stato in visita a Longone al Segrino, per vivere i luoghi che hanno ispirato uno dei romanzi più affascinanti della letteratura italiana. Da tempo mi reco nei lposti da cui sono stati tratti importanti opere che non possono essere dimenticate insieme ai loro autori. Ho visto Ferrara e dintornri, per vivere le descrizioni fatte dal Bacchelli ne “Il molino del Po”. Non ho potuto tralasciare Lecco e la casa di Milano del Manzoni. Sono stato a Luino per rendere onore a Chiara. Villa Fogazzaro a Valsolda, che Lei conoscerà bene, l’ho visiata grazie al Fai. Per ora, causa la lontananza, non mi sono recato in Sicilia sulle tracce di Pirandello, Verga, Tommasi di Lampedusa. Posso citare Firenze, Roma Venezia, Torino ecc. non mancano ne le opere ne gli autori. Alcuni anni fa ho visto la tomba di Leopardi a Napoli che mi ha impressionato per lo stato di abbandono in cui versava.
    Qello sopra è un breve elenco per portare la Sua attenzione su alcuni fatti salienti di cui sono testimone. A Longone, oggi pomeriggio, ho cercato di raggiungere villa Gadda, so che è una multiproprità, ma non ho trovato una indicazione stradale ne una mappa sui cartelli sparsi qua e la sul territorio; su di essi ci si premura spesso di indicare luoghi di ristoro ed esporre pubblicità dedicata. Ho chiesto ai passanti, ai gestori di bar e ristoranti, agli avventizi di questi locali…. nessuno ha la più lontana idea di dove si trovi villa Gadda e, la cosa che mi ha stupito di più, non sanno neanche chi fosse quel genio. Non si preoccupi la stessa cosa è accadurta a Ferrara e a Napoli. Per fortuna è molto noto Chiara a Luino. Non voglio essere ne critico ne offensivo e La prego di perdonarmi, forse la mia carenza di informazioni o scarsa attenzione nel cercare i giusti indizi ha provocato il tutto. Oppure è solo sfortuna per non aver trovato la persona preparata che mi desse indicazioni. Però qualche cartello ben visibile che aiuti il viandante a districarsi tra le via strette e tortuose di Longone consiglierei di metterlo.
    La ringrazio per la Sua cortese attenzione e la saluto con cordialità.
    Massimo Maccarini 1951massimo@gmail.com

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