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Gaddi cicerone per Monet: «Como tabula rasa»

Dopo un anno e mezzo di astinenza dalle grandi mostre d’arte, finalmente nel prossimo autunno, Covid permettendo, si dovrebbe tornare a frequentare più normalmente le grandi esposizioni. Sergio Gaddi, già assessore alla Cultura di Como, artefice delle grandi mostre di Villa Olmo dal 2004 al 2012, ha ormai una solida reputazione di curatore e di promotore di eventi d’arte con la società Arthemisia.Molte le prossime esposizioni che lo vedranno impegnato con i suoi “racconti d’arte” in qualità di cicerone. Ad esempio la grande mostra di Escher a Palazzo Ducale di Genova dal 9 settembre (la più ampia e completa antologica mai realizzata finora sul genio olandese), la mostra su Monet a Palazzo Reale di Milano dal 18 settembre, quella su Giovanni Boldini a Palazzo Albergati di Bologna (dove Gaddi firmerà anche un testo in catalogo) dal 29 ottobre e la mostra su Brueghel a Napoli alla Basilica della Pietrasanta con oltre 100 strepitosi quadri fiamminghi, da fine novembre (qui Gaddi sarà anche co-curatore e porterà alcuni dei dipinti della mostra “La dinastia Brueghel” di Como.«I nostri “racconti d’arte” che mi vedono impegnato nelle visite guidate – dice Gaddi – sono un successo crescente fin dalla mostra di Escher del 2015 e sono diventati un modello di alta divulgazione. Con i “racconti” in inglese le mostre di Arthemisia mi hanno portato in Spagna, Francia, Germania, Giappone, in Russia, negli Stati Uniti, in Polonia. In realtà oggi è un mestiere di pochi a questi livelli, e Arthemisia è stata pioniera e mi ha permesso di trasformare l’esperienza di Villa Olmo in una professione a tutti gli effetti».Un giudizio su mostre e cultura a Como? «La politica deve starne fuori, non ha personalità all’altezza – dice Gaddi – Il nodo vero è la capacità degli operatori. Troppo facile invocare la mancanza di soldi, tant’è che mai come oggi il Comune di Como avrebbe disponibilità finanziarie per la cultura, che non spende. E non è questione di personale e di dirigenti. Sono gli stessi con cui feci un milione di visitatori a Villa Olmo, È stata fatta tabula rasa di quell’esperienza. L’unica cosa per cui le amministrazioni che si sono succedute dopo di me saranno ricordate è aver disintegrato un patrimonio costruito a favore della città. Salvo solo le operazioni espositive per valorizzare le collezioni promosse da Roberta Lietti e Veronica Vittani in Pinacoteca a Como. A riprova che quel che conta è la qualità degli operatori», conclude.

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