Gaddi: «Cancellare le mostre è una vendetta. Così Como tornerà nelle tenebre culturali»

Brueghel tocca quota 90mila visitatori. «Solo Clooney ha promosso di più la città»
«Nostalgia? No, quella no. Piuttosto, l’orgoglio di aver realizzato qualcosa di unico ed eccezionale». Non che parlando con l’ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi, Sergio Gaddi, non ci si attenda qualche frase ad effetto o smodate professioni di modestia. Se poi l’intervista del giorno cade alla vigilia della fine dell’ultima grande mostra (“La dinastia Brueghel, 90mila visitatori), già consapevole che la nuova giunta cambierà radicalmente la politica culturale per i prossimi 5
anni, allora il neoesponente di “Forza Cambia Como” è davvero difficile da arginare.
«Chiudere l’epoca delle grandi mostre è una follia e vuol dire soprattutto fare un danno immenso culturale ed economico alla città di Como – esordisce con irruenza Gaddi – Soltanto chi parla senza sapere esattamente cosa dice può ritenere che vada cancellato il clamoroso successo internazionale degli eventi che hanno portato 850mila visitatori a Como in 9 anni».
«A Villa Olmo – prosegue l’ex assessore – abbiamo portato nomi quali Brueghel, che per inciso arriva a 90mila visitatori, Magritte, Picasso, Rubens, Klimt, giusto per fare qualche nome. Abbiamo potuto ammirare capolavori assoluti mai usciti prima dai musei di appartenenza. Soltanto per la mostra che chiude oggi, ho contattato personalmente 70 collezionisti privati in tutto il mondo. E vorrei ricordare che la critica specializzata, da quasi dieci anni, ha giudicato eccellenti le nostre esposizioni in maniera pressoché unanime e concorde».
Non è un mistero, però, che la nuova giunta di centrosinistra, e segnatamente il neoassessore alla Cultura, Luigi Cavadini, intenda cambiare radicalmente rotta rispetto ai 9 anni “gaddiani”.
«Ma io voglio subito smascherare l’inganno di chi, in realtà, non fa una buona politica culturale – afferma il consigliere di “Forza Cambia Como” – Pensare che il patrimonio artistico e culturale locale possa essere un’alternativa a Magritte e Brueghel è un’eresia sia dal punto di vista culturale, sia da quello tecnico ed economico. I tesori comaschi possono essere complementari ma non sostitutivi dei grandissimi nomi. Il fatto è che io, come ho dimostrato nel 2002 con la mostra dedicata a Radice, sapevo fare l’una cosa e l’altra».
A questo punto, parte l’attacco diretto al suo successore e, in generale, alla nuova giunta.
«Vengo accusato di pensare soltanto ai numeri e la cosa mi fa ridere – afferma Gaddi – La verità è che con un modello di gestione invidiato da tutti (sul quale tuttora pende un’inchiesta della Procura di Como, ndr) abbiamo raggiunto risultati paragonabili a eventi organizzati a Roma o Milano. Voler liquidare tutto questo con l’appellativo di “mostrificio” è di una volgarità e di una pochezza anche culturale che mi lascia senza parole. Il numero di visitatori non è certamente il parametro assoluto di giudizio, ma se gli eventi del nuovo assessore passeranno dai miei 90mila biglietti a 60 o 50mila, allora sarà semplicemente un clamoroso insuccesso».
È forte anche la rivendicazione del valore culturale delle 9 grandi mostre, messo invece in dubbio da Cavadini. «Per avere capolavori assoluti come quelli che abbiamo portato a Villa Olmo – spiega Gaddi – ho contattato e instaurato relazioni con i più importanti musei del mondo, dal Belvedere di Vienna alla Fondazione Miró passando per il Museo delle Belle Arti di Bruxelles solo per citarne tre. È evidente a tutti, dunque, che il problema non è certo il valore delle mostre, sempre eccezionale, quanto il fatto che chi le contesta non potrà mai avere certi contatti e certe relazioni».
La conclusione è drastica: «Credo che gli attacchi innumerevoli che ho dovuto e devo ancora subire siano frutto della peggiore invidia sfociata nella vendetta personale».
Il futuro, secondo l’ex assessore alla Cultura, sarà «un ritorno alle tenebre culturali, alle ombre grigie del peggior provincialismo. E questo – aggiunge Gaddi – solo per colpire l’artefice della rinascita culturale di Como».
Accenno inevitabile anche alla querelle sulla mancata festa finale. «Era tutto già pagato, è stata cancellata per una questione ideologica».
Chiusura tipicamente “gaddiana”, con sfida. «L’anno prossimo presenterò comunque un progetto di mostra alla città per il decennale. Naturalmente, sarà rifiutato».
Per ora, Gaddi può consolarsi con la lettera ricevuta dalla segreteria vaticana del Papa monsignor Peter B. Wells, con cui l’ex assessore veniva ringraziato per il dono del catalogo di Brueghel in occasione della visita milanese del Santo Padre.

Emanuele Caso

Nella foto:
Una foto simbolica di Sergio Gaddi che abbandona Villa Olmo, suo “regno” dal 2004 (Fkd)

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