Gaddi: «So di giocarmi tutto. No alle paratie-ecomostro»

«Le primarie fatte con il Pdl? Mi sono pentito di averle fatte». E rilancia le mostre
Sergio Gaddi, per l’ormai noto “strappo” con il Pdl, ha monopolizzato le cronache politiche locali per settimane. Oggi, da candidato sindaco della lista civica fondata insieme alla collega di giunta Anna Veronelli, Forza Cambia Como, traccia un primo bilancio di quei giorni e guarda al voto di maggio.
Gaddi, dopo qualche settimana, ha “metabolizzato” la frattura politica con il Popolo della Libertà?
«Direi di sì. Anche perché quella scelta, comunque dolorosa, era ormai necessaria
per poter realizzare il progetto di città che ho e avevo in mente».
Ma era così impossibile fare le stesse cose nel partito di cui lei è stato e, per qualche giorno è ancora, assessore alla Cultura?
«Diciamo che con le mie “vecchie compagnie” ormai certi discorsi erano diventati impossibili. Serviva uno scatto e un’assunzione personale di responsabilità. E così ho fatto».
Ma rispetto a pochi mesi fa, cosa è cambiato così profondamente nei rapporti con il Pdl, calcolando anche che lei ha partecipato alle primarie?
«È cambiato in maniera quasi violenta l’atteggiamento nei miei confronti. Mi è stato fatto un ostruzionismo esasperato. Così ho capito che il mio progetto di città andava realizzato altrove, visto che i miei colleghi e compagni erano i primi a giocarmi contro».
A conti fatti, si è pentito di aver partecipato alle primarie del 4 marzo, poi perse contro Laura Bordoli?
«Io avevo un’idea ben diversa delle primarie, strumento in sé utilissimo ma che a Como ha visto applicate regole contrarie alla vera partecipazione. Quindi, fatte in quel modo, mi hanno fatto pentire, sì».
Lei, però, ribadisce di non aver lasciato il Pdl pur essendo candidato sindaco per un’altra lista. Sembra una contraddizione evidente.
«Non è così. Lo stesso segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, d’altronde, ha annunciato un imminente progetto politico che rivoluzionerà la politica italiana. Io mi sento dentro quel progetto per un centrodestra meno spostato sulla destra e più concentrato sui moderati e sui valori liberali e cattolici. Como è un laboratorio politico e un esempio per il futuro centrodestra italiano».
Di fatto, però, lei si definisce ancora del Pdl, non ha abbandonato la giunta Bruni ed è in lista con Anna Veronelli, altro assessore del Pdl. Dove starebbe la vostra novità?
«Io e Anna Veronelli siamo gli assessori che hanno lavorato bene in questi anni e hanno raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti. E questa è la miglior garanzia anche per realizzare il programma di sviluppo e innovazione di cui Como ha assoluta necessità per intraprendere la strada dell’economia del futuro».
Secondo voi su cosa deve basarsi l’economia del futuro di Como?
«Serve il coraggio di porsi grandi orizzonti, di valorizzare i talenti e i meriti individuali. Soprattutto dei giovani. Da lì si parte per valorizzare le ricchezze del turismo in chiave imprenditoriale e restituire a Como la bellezze e il ruolo importante che merita per risalire nelle classifiche sulla qualità della vita».
Una prima mossa in questa direzione?
«Convocare subito gli Stati generali della città per mettere a confronto tutte le forze imprenditoriali, sociali e culturali di Como».
Lei sembra molto ambizioso. Ma ha fatto parte di una giunta che proprio sulle grandi opere e i grandi traguardi ha fallito.
«Ma la differenza la fa proprio il sindaco. Ecco perché mi sono candidato. Da assessore è impossibile lavorare sulle strategie complessive e non si può rispondere che del proprio ruolo e del proprio ambito».
A dire il vero, però, quando scoppiò il caso del muro lei non esitò a intervenire e lanciare la famosa definizione di “ecomostro”.
«Ma quella presa di posizione era giustificata dai fatti. E dirò di più: oggi ribadisco che le paratie e il concetto stesso di una barriera che difende dalle acque la città rappresentano sempre un ecomostro. Dovremmo soltanto occuparci di restituire al mondo quel chilometro della bellezza che è la passeggiata».
Mi faccia un esempio concreto su come restituireste la bellezza che tanto invoca per la città di Como.
«Puntiamo alla risistemazione strutturale di Como, che parte dai singoli elementi di arredo urbano, passa dalla pulizia e dalle manutenzioni costanti e arriva, appunto, a riconsegnare il lungolago ai comaschi».
Il suo fiore all’occhiello, le mostre, che ruolo hanno nel nuovo progetto?
«Le mostre sono state il più grande generatore di ricchezza della città, con investimenti pubblici pari al 10% del budget e indotto di 30-40 volte superiore. Con noi Villa Olmo diventerà un polo espositivo internazionale e la cultura rimarrà un motore di sviluppo per Como».
Eppure c’è chi contesta, anche in Tribunale, l’opacità della sua gestione, anche sotto l’aspetto dei conti.
«Chi lo fa mistifica la realtà. Rivendico il metodo seguito per le mostre, studiato ovunque e capace di moltiplicare le cifre irrisorie a bilancio e ha portato il nome di Como nel mondo. Chi attacca per invidia non sa nemmeno di cosa parla».
Se non diventasse sindaco, metterebbe la sua esperienza a disposizione del prossimo primo cittadino?
«In questa fase l’esperienza è esclusiva della mia lista. Se vincerà qualcun altro vedremo programmi e progetti».
Gaddi, dopo lo strappo e con le prossime elezioni, lei sa che si gioca tutto?
«Sì, ne sono consapevole. Ma ho preferito anteporre il progetto per la città al mio interesse di carriera personale».

Emanuele Caso

Nella foto:
Sergio Gaddi

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