Gara di velocità mortale sulla Regina. Patteggiano cinque anni in due

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Lo schianto di Tremezzo
Per evitare il carcere i ragazzi si rivolgeranno al Tribunale di sorveglianza

Alla fine si è optato per l’accordo sulla pena. Un patteggiamento a due anni e sei mesi, conseguenza della gravità dei reati contestati ai due giovani.
Un patteggiamento che, una volta diventato definitivo, costringerà gli avvocati della difesa a chiedere al Tribunale di sorveglianza l’affidamento in prova ai servizi sociali per evitare agli imputati il carcere.
Si è conclusa così, davanti al giudice dell’udienza preliminare di Como Francesco Angiolini, la triste storia di Amanda

Bergami, la 18enne di Menaggio studentessa del “Vanoni”, morta in un incidente stradale sulla Regina, all’altezza del territorio del comune di Tremezzo.
Decesso causato da uno schianto dopo che l’auto su cui viaggiava – impegnata in una gara di velocità con un’altra vettura – si scontra frontalmente contro un terzo e incolpevole mezzo che procedeva in direzione opposta.
Un dramma che risale alla notte del 4 giugno 2013 quando, all’altezza di una semicurva verso destra, la Mini Cooper (omologata per due persone ma su cui viaggiava nel vano posteriore anche la 18enne di Menaggio) uscì di strada andando a sbattere contro una Fiat Bravo che procedeva lungo la Regina in direzione nord.
Per la ragazza non ci fu scampo. Troppo gravi le ferite riportate in quell’impatto contro la barra trasversale “ferma-bagagli”.
Per quell’incidente mortale sono finiti di fronte al giudice di Como due ragazzi. Non solo il 28enne che era al volante della Mini Cooper, ma anche il 21enne impegnato nella gara di velocità.
Le contestazioni per entrambi parlano di omicidio colposo.
Secondo la tesi del pm Alessandra Bellù che aveva indagato sull’incidente (l’udienza preliminare è stata invece seguita dal pubblico ministero Antonio Nalesso) i due «con negligenza, imprudenza e inosservanza delle norme che regolano la circolazione stradale» finirono con il causare la morte di Amanda. Quella sera infatti, ha ricostruito la Procura, la Mini e la Golf «gareggiavano ad alta velocità in direzione Menaggio-Como» quando il veicolo «inseguito», quello su cui viaggiava la 18 enne, uscì di strada urtando frontalmente la Fiat Bravo. La Golf «che inseguiva a velocità eccessiva» riuscì a sfilare la prima auto colpendo di striscio la seconda per poi allontanarsi. Motivo per cui al 21enne è stata contestata pure l’omissione di soccorso.
Infinite, inoltre, le violazioni al Codice della strada che sono confluite nelle accuse della procura.
Il 28enne che guidava l’auto su cui c’era Amanda (che viaggiava sul pianale di carico posteriore della Mini) ha risposto dell’accusa di velocità eccessiva rispetto allo stato dei luoghi, di gara in velocità, superamento di 50 km orari del limite, di aver invaso l’opposta corsia e di aver trasportato un numero di persone «superiore a quello indicato nella carta di circolazione».
In un primo momento, tra l’altro, era stata contestata anche la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti che è poi caduta grazie a una consulenza della difesa (avvocati Cristina Venco e Renato Papa). Al 21enne di Lenno sono invece state contestate la gara di velocità, il superamento dei limiti e l’aver tenuto una velocità non commisurata allo stato dei luoghi. L’epilogo, come detto, le scorse ore davanti al giudice.
Al termine di una udienza preliminare comunque combattuta, è stato raggiunto l’accordo sulla pena a due anni e sei mesi. Ora la parola passerà al tribunale di sorveglianza.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’auto – su cui viaggiava Amanda – che la sera della tragedia era impegnata in una gara di velocità con una Golf. All’uscita da una semicurva ci fu la sbandata mortale

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