Garbo: «Mi convinse Ravera, voleva la mia musica»

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Garbo: «Allora al festival c’era un fermento enorme. Oggi, se non sei nazional-popolare, non hai accesso»

Sono passati trent’anni dalla prima partecipazione di Garbo al festival di Sanremo, da allora molte cose sono cambiate. «Ovviamente – dice l’autore della celebre A Berlino? va bene – come tutti gli eventi che rappresentano artisticamente il tempo, il Sanremo che ho vissuto io negli anni ’80 era decisamente diverso da quello di oggi. Il Paese è ripiegato su se stesso in un clima di azzeramento culturale figlio di una gestione discutibile dei media. Allora c’era un fermento enorme e ospiti

come i Queen, Frankie Goes to Hollywood, Talk Talk si capiscono in tale contesto, altrimenti anche la mia presenza nell’84 con Radioclima non avrebbe avuto senso».
Eppure lei al Festival non voleva andare.
«La casa discografica, la Emi, insisteva, ma avevo molte perplessità. Poi mi chiamò a casa l’allora direttore artistico Gianni Ravera. Le sue parole mi tranquillizzarono. Voleva la mia musica, non che mi snaturassi, perché desiderava dipingere un panorama completo della musica italiana di allora».
Lei però era già un big, al terzo disco. Oggi pare basti una canzone.
«Certo, ma tutto questo rivela solo l’appiattimento generale dell’Italia. Un Paese che non preserva la cultura è destinato a diventare povero. I nostri ragazzi saranno costretti ad andare all’estero per sopravvivere».
Almeno a Sanremo la cura Fazio non ha alzato il livello?
«Assolutamente no, è solo una facciata catodica. Fece meglio Gianni Morandi, che almeno conosceva l’ambiente. È un musicista che ha fatto fatica».
Ma il Festival a un giovane lo consiglierebbe?
«No, oggi no. Se non sei nazional-popolare non hai accesso. Basta vedere gruppi come gli Afterhours o i Marta sui Tubi che effetto boomerang hanno avuto. Forse l’unico gruppo rock che ha avuto un momento felice lì sono stati i Subsonica che portarono un pezzo giustamente “ruffiano”».
E Garbo cosa ha in serbo?
«A primavera uscirà un nuovo disco intitolato Fine. Ma non sarà l’ultimo».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Il cantante di Fenegrò Renato Abate, in arte Garbo

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