Gas e acqua, la maxi-fusione: società unica tra Como, Monza, Lecco, Varese e Sondrio
Economia, Territorio

Gas e acqua, la maxi-fusione: società unica tra Como, Monza, Lecco, Varese e Sondrio

Il processo di aggregazione territoriale e istituzionale, frenato in parte dall’esito del referendum di dicembre, non si ferma. Anzi: subisce accelerazioni facili da immaginare ma difficili da contrastare. Quello che non fa (o non sa fare) la politica, molto spesso, negli ultimi anni, fa l’economia. Agendo con la forza della necessità.
Sotto le insegne di gas, acqua ed energia si spengono rapidamente i fuochi ardenti dell’autonomia e dell’autosufficienza. Le imprese una volta fiore all’occhiello di Comuni piccoli e grandi cedono come birilli in una pista di bowling alla rapida avanzata dei grandi player, dei soggetti che detengono risorse e strutture in grado di reggere l’urto della concorrenza e della competizione.
A Borsa chiusa, come sempre accade per le società quotate, ieri mattina è stato reso noto il progetto di una possibile aggregazione tra le multiutility delle province lombarde pedemontane: Monza, Como, Varese, Sondrio e Lecco potrebbero presto diventare una cosa sola. Almeno dal punto di vista industriale. Acsm-Agam, Aspem, Lario Reti Holding, Aevv e A2A hanno infatti «sottoscritto una lettera d’intenti non vincolante finalizzata all’avvio dello studio di un possibile percorso di partnership industriale e societaria con l’obiettivo di valorizzare le competenze, le strette relazioni con i territori serviti e la storia delle rispettive realtà». Sotto il linguaggio freddo dei comunicati stampa, ancora una volta, si nasconde un’operazione potenzialmente in grado di cambiare il profilo dell’economia del territorio a Nord dell’area metropolitana lombarda.
Le municipalizzate di Varese, Lecco e Sondrio, d’accordo con il gigante A2A, tentano di imboccare il passaggio che potrebbe portarle, prima dell’estate, nella compagine societaria di Acsm-Agam, «Quattro mesi» è il tempo che gli analisti e i dirigenti delle società si sono dati per «condividere, ove sussistano le condizioni necessarie, l’interesse a proseguire il percorso».
Dopodiché, se ogni tassello andrà al suo posto, «l’eventuale progetto di aggregazione» sarà messo «all’esame e all’approvazione dei rispettivi soci». A Como non sono ancora sopite le polemiche per il tentativo di cessione di una parte delle quote di Acsm-Agam, fallito lo scorso anno in consiglio comunale per l’opposizione determinante di alcuni esponenti della maggioranza di centrosinistra. Il nuovo progetto rimette al centro della discussione politica il destino della ex municipalizzata, anche se in questo caso la prospettiva appare decisamente diversa.
Il nuovo obiettivo, infatti, è una «valorizzazione» con un retrogusto anche territoriale. Acsm-Agam diventerebbe il soggetto principe della gestione multiutility in un’area molto vasta ed economicamente ricca, in pratica l’intera Lombardia del Nord.
Ovvio che la partecipazione azionaria di Palazzo Cernezzi si assottiglierebbe in proporzione all’ingresso dei nuovi soci, ma il centro decisionale della nuova società potrebbe restare sul Lario, sebbene sotto l’ombrello protettivo di A2A. «La scelta è strategica – dice Giovanni Orsenigo, presidente di Acsm-Agam – in questa fase però preferirei non aggiungere altro. Con gli altri partner potenziali è stato aperto un confronto non condizionato, il cui esito non è quindi già scritto. La prospettiva e l’orizzonte sono sicuramente molto significativi, ma bisognerà verificare con attenzione tutte le condizioni». Una cosa pare tuttavia certa: nel mercato globale dei servizi di acqua ed energia, una small-utility qual è Acsm-Agam non sembra avere i mezzi necessari per competere. «Unire territori contermini è strategico – ripete Giovanni Orsenigo – E tutti devono crescere per sopravvivere. Non è soltanto un nostro problema».

Dario Campione

2 aprile 2017

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