Giovanni Gastel e l’arte della fotografia

Giovanni Gastel

Giovanni Gastel, che è tra i fotografi italiani più noti a livello internazionale, ha con il Lario un debito d’amore. Nipote del grande regista Luchino Visconti, Gastel vanta un’esperienza quarantennale nel mondo della moda, e aiutò il maestro ai tempi del montaggio del film Ludwig proprio a Villa Erba di Cernobbio.
«Torno sempre sul lago, ho con il Lario un legame profondissimo», dice Gastel. In 40 anni di attività è sempre stato presente nel mio cuore. Ho iniziato a vendere le prime foto a 18 anni».
Oggi il mondo dell’immagine è tutto liquido, cioè digitale.
«Io ho iniziato con l’analogico ovviamente, anzi con macchine quasi ottocentesche – dice Gastel – A mio avviso le novità della tecnologia non sono un male, anzi. Penso che non ci sia mai stato un trionfo della fotografia pari a quello odierno, in un’epoca in cui tutti possono scattare immagini con il telefonino e condividere con il pianeta in tempo reale il proprio lavoro. L’immagine fotografica in altri termini è diventata una nuova lingua di comunicazione, con 3 miliardi di foto postate su Internet ogni giorno. Ha smesso di essere solo una tecnica ed è diventata una nuova forma di linguaggio, una nuova espressione non verbale. Questo ovviamente ha dato una tremenda scossa alla parte professionale del lavoro fotografico, ma io non credo che la novità sia negativa, perché ha spinto chi vuol fare della fotografia un mestiere ad essere sempre più un autore. Certo, quando nasce una nuova lingua, c’è sempre un po’ di disordine, non è stata ancora fissata con certezza una grammatica e una sintassi, ma io credo che l’uso un po’ scriteriato che oggi si fa degli smartphones con i selfie sia solo la classica esagerazione euforica che suscita la novità di un mezzo tecnologico. Tutto rientrerà presto in una situazione più normale».
Gastel non scatta solo foto ma racconta con l’obiettivo, evoca poeticamente visioni inedite del mondo. «Per me – dice il maestro – c’è una immensa differenza tra la fotografia e la vita, noi interrompiamo il flusso dell’esistenza costruendo con l’immagine delle icone, dei simboli. In altri termini, alludiamo alla vita per inventarne una nuova. E anche chi si illude di fare cronaca, o fotogiornalismo, rimanendo crudamente fedele a ciò che vede, deve chiedersi quanto invece il suo discorso sia mediato da scelte autoriali, come la posa, l’inquadratura, i filtri che usa. Essere realistici è impossibile, siamo sempre sentimentali».
Gastel è un fotografo di moda. «Credo all’eleganza più che alla bellezza – dice – che è la somma di piccoli difetti in realtà. E tengo molto ad essere un gentiluomo, cioè a considerare l’eleganza anche un fatto di moralità. Mi sento come il nostro lago: elegante e anche un po’ malinconico, il che è un sentimento dolce, avvolgente, non necessariamente negativo».
I 40 anni di fotografia di Gastel saranno celebrati dal 23 settembre a Milano, nel Palazzo della Ragione, dove sarà aperta l’esposizione Giovanni Gastel a cura del critico Germano Celant.
Lorenzo Morandotti

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