Gemellaggio insubrico a suon di jazz con il sax di Cafiso

Il cartellone di Chiasso partirà dal Sociale di Como
Francesco Cafiso, l’enfant prodige del jazz italiano, avrà l’onore di alzare il sipario della 15ª edizione di Chiasso Jazz, la storica kermesse ticinese che come da consuetudine prenderà il via dal Teatro Sociale di piazza Verdi a Como.
In vista dell’atteso concerto di domenica prossima, 5 febbraio, a partire dalle 21, che suggellerà il gemellaggio insubrico, abbiamo riassunto con il virtuoso musicista siciliano, che a soli 13 anni conquistò Wynton Marsalis, celebre trombettista americano, le strabilianti tappe della sua carriera.
«È iniziato tutto per gioco – racconta Cafiso – con l’entusiasmo e l’innocenza di un bambino. Dopo avermi sentito a un concorso, Marsalis mi ha voluto portare in tour con lui e i suoi musicisti».
Un’esperienza incredibile a quell’età.
«Bellissima, unica. Anche perché ho potuto viverla con il disincanto e lo stupore di un adolescente. Ho conosciuto molti jazzisti e ho girato con loro l’Europa. Al mio ritorno ho dovuto fare i conti con l’exploit mediatico che tutto ciò aveva creato, ma ho continuato a studiare senza farmi condizionare».
Come è nato l’amore per il sassofono?
«Casualmente. Mi ero innamorato del suono di quello strumento e quando lo dissi a mio padre me ne comprò uno che era alto come me».
Un magico connubio che in pochi anni ha conquistato il mondo del jazz.
«La mia famiglia mi ha sempre sostenuto con naturalezza, senza condizionarmi, e questo è stato fondamentale per la mia crescita artistica».
Avere fin dall’inizio grandi maestri al proprio fianco ha poi fatto il resto.
«Sono stato fortunato».
A soli 20 anni, nel 2009, ha suonato negli Stati Uniti nell’ambito dei festeggiamenti per Barack Obama. Sono momenti importanti, tappe indimenticabili e davvero stimolanti per un giovane musicista.
«Anche a Washington ci sono arrivato grazie a Wynton, lui e la sua tromba erano gli ospiti principali della serata».
Lo stesso anno a Umbria Jazz l’hanno nominata “ambasciatore della musica jazz italiana nel mondo”.
«Non sapevo che dire, mi ha fatto davvero piacere. Ma ho sempre cercato di tenere i piedi per terra continuando a imparare dai grandi del jazz».
Ne ha frequentati molti, da Hank Jones a Cedar Walton, da Enrico Rava a Franco D’Andrea.
«Li ascolto, li guardo. Ogni volta che ho l’occasione di suonare con uno di loro, cerco di rubacchiare qualcosa. Osservo come gestiscono il palco e i musicisti, imparo “succhiando” loro quel che posso».
Oltre la modestia cosa le ha regalato la Sicilia?
«Noi siciliani siamo tutti un po’ artisti. Il mio percorso è stato molto particolare, emergere è sempre difficile. Ma nella mia isola ci sono moltissimi talenti che meritano un’occasione».
Da “Very Early!” a “Moody’s” cosa è cambiato in dieci anni?
«Tutto. Il primo disco del 2001 era una raccolta di frammenti di quello che avevo fatto fino a quel momento con l’aggiunta di alcune registrazioni fatte appositamente per quell’occasione. L’ultimo, quello dello scorso anno, con Dino Rubino, Giovanni Mazzarino e Rosario Bonaccorso, è invece un progetto frutto di esperienze recenti che raccoglie molti nuovi brani inediti e alcuni standard».
A Como suonerà con un nuovo quartetto.
«Sì, con me ci saranno Paolo Birro al pianoforte, Marco Micheli al contrabbasso e Francesco Sotgiu alla batteria. Ho scritto nuovi pezzi per questo progetto in continua evoluzione, che presenteremo in concerto insieme con alcuni classici che mi piacciono molto».
Dopo il debutto con il sax del giovane Francesco Cafiso sul palcoscenico del Teatro Sociale di Como, il cui ingresso costa 20 euro (posto unico), la manifestazione elvetica dedicata al jazz ripartirà il prossimo 9 febbraio dalla storica sede dello “Spazio Officina” di via Dante a Chiasso, di fronte al Cinema Teatro e dietro il “Max Museo” ovvero nel cuore del centro culturale della località di confine.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Francesco Cafiso, l’enfant prodige del jazz italiano, atteso al Teatro Sociale

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