Gemellaggio pittorico tra Como e Anversa

Grandi mostre – Al Museo Mayer van den Bergh di Anversa omaggio a Brueghel il Vecchio. In scena il capolavoro “Dulle Griet”
Un ponte collega Como e Anversa nel segno dell’arte fiamminga. Il piccolo ma affascinante Museo Mayer van den Bergh, situato nel cuore storico della città belga, ha inaugurato lo scorso 16 giugno una mostra con opere mai viste di Pieter Brueghel il Vecchio. Una trentina di capolavori, alcuni dei quali passati al vaglio di esperti dell’Università di Gent che ne hanno svelato dettagli davvero curiosi e sorprendenti.
Pieter Brueghel unseen! The hidden Antwerp collection è il titolo della mostra
che dà visibilità a opere della collezione van den Bergh, veri e propri gioielli della pittura fiamminga che vengono esposti al pubblico per la prima volta.
Fiore all’occhiello è il dipinto Dulle Griet (conosciuto con il nome inglese di Mad Meg, “la pazza Meg”) dipinto da Pieter Brueghel il Vecchio nel 1561. Il quadro raffigura una contadina, Meg, che guida un esercito di donne al saccheggio dell’inferno. Mostri ibridi, zuffe, vascelli da cui penzolano demoni, piogge di fuoco e, in mezzo a tutto questo caos, “Meg”, con lo sguardo allucinato e il suo fardello di piatti, pentole, coltelli e un forziere stretto sotto il braccio. Esaminare questo incredibile dipinto nei dettagli è divertente e difficile: l’occhio si perde nelle miriadi di personaggi e di fantasiose caricature e allegorie dei peggiori vizi e debolezze umane. Figure strabilianti e sconvolgenti, per il gusto di quel secolo, che ricordano l’universo visionario di Hieronymus Bosch, cui Brueghel si è ispirato (di Bosch, a Villa Olmo, si può ammirare l’opera, inedita per l’Italia, I sette peccati capitali).
I raggi infrarossi hanno svelato, sotto il primo strato di pittura di “Mad Meg”, la firma di Brueghel e alcuni dettagli, come Meg che mostra la lingua: un gesto coperto perché davvero troppo irriverente per quei tempi?
Il Museo Mayer van den Bergh, curato dalla squisita Freya Torfs, conserva inoltre pezzi di grande valore – dal tardo Medioevo al Rinascimento, al primo Ottocento – provenienti da tutta Europa. Questo scrigno di tesori si deve al filantropo Fritz Mayer, un ricchissimo commerciante fiammingo morto a soli quarant’anni e il cui immenso amore per l’arte ha portato nella sua casa, ora Museo, opere mirabili. Si può cominciare la visita dalla galleria dei paesaggi che ospita opere di contemporanei che ispirarono Brueghel (tra cui alcune suggestive vedute con la neve che ritroviamo anche nella mostra di Villa Olmo). Tra gli italiani, un fascinoso ritratto di Francesco I de’ Medici dipinto da Alessandro Allori nel 1560.
Per gli artisti fiamminghi un viaggio di formazione in Italia era pressoché d’obbligo. Lo stesso Pieter Brueghel il Vecchio portò con sé, di ritorno da un grand tour, le suggestioni del paesaggio alpino e delle marine italiane. Vale la pena, per chi si è innamorato della dinastia Brueghel, ricambiare la visita con una trasferta ad Anversa (la mostra al Museo Mayer van den Bergh chiuderà il 14 ottobre), una città che sa stupire con un centro storico percorribile facilmente a piedi, e che è un concentrato – con i suoi bellissimi edifici e monumenti – della gloriosa storia fiamminga.

Katia Trinca Colonel

Nella foto:
Fiore all’occhiello della collezione van den Bergh è il dipinto Dulle Griet (conosciuto con il nome inglese di Mad Meg)

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