Geografia e storia minime del centro: San Donnino non replichi il Broletto

Parole come pietre di Marco Guggiari
I giorni dell’allarme sullo spaccio di droga, oltre che sui bivacchi, nella piazzetta di San Donnino rilanciano la questione del centro storico di Como, sempre meno abitato e sempre più potenzialmente appetibile, di sera e nottetempo, da balordi e peggio, che si mischiano al popolo dei giovani.
Quell’angolo di città murata, però, è il primo che non deve essere trascurato. Cinto tutt’intorno da edifici che dopo le 6 di sera non sono più vissuti, e posto quasi a una punta estrema del cuore

del capoluogo, può ben fungere da ritrovo oscuro e discreto. Un tempo lì c’era il carcere, che oggi è la pinacoteca, e riesce difficile immaginare certi traffici, vigente quella struttura.
I sintomi del cambiamento ambientale esterno, però, sono visibili da anni. A poca distanza da San Donnino, nella ben più centrale piazza Vittoria, all’ombra del monumento di Garibaldi, nella primavera del 2008 ci fu lo shock dello spaccio di hashish di mattina, alla buon’ora, prima del suono della campanella nelle scuole. Quel rituale fu stroncato da un blitz della Questura. Nei guai finirono giovanissimi studenti.
Adesso bisogna fare attenzione a questo nuovo segnale. Perchè se un fazzoletto di città scivola progressivamente in mani sbagliate, il recupero diventa sempre più difficile. Due esempi? Uno è tuttora attuale: i giardini a lago, sede di commerci sgradevoli anche in ore diurne. L’altro, pur riferito al passato, è per tipo di ubicazione ancora più clamoroso: il Broletto. Sotto quel portico austero sono in tanti a ricordare gli inamovibili degli anni ’70. San Donnino e i suoi dintorni, a distanza di decenni, e all’altro capo di un’immaginaria diagonale, non devono esserne una replica.

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