Gestivano la prostituzione nella Bassa Comasca: 14 arresti

altSgominate due bande di albanesi. E si indaga anche su un omicidio commesso a Seveso

A capo c’era un albanese di 43 anni residente a Mariano Comense, l’unico ancora latitante. Sotto di lui una scala gerarchica che copriva tutti i ruoli, da chi aveva il compito di individuare le ragazze da far prostituire a chi le portava al lavoro, da chi controllava il territorio evitando infiltrazioni di altre prostitute a chi riscuoteva il compenso per occupare le piazzole, ovvero le “case”.
Il tutto, all’interno di una rigida divisione del territorio lungo le principali arterie della

provincia interessate a questo fenomeno, la Novedratese ma anche le altre provinciali che attraversano i comuni di Appiano Gentile, Lurate Caccivio, Guanzate, Veniano, Lurago Marinone, Fenegrò, Cirimido, Lomazzo, Bregnano e Cermenate.
Chi sgarrava, ovvero occupava il suolo senza pagare la “tassa”, veniva avvisato, poi minacciato, infine anche aggredito. Mentre con i protettori delle “lucciole” di altre bande si poteva arrivare anche a qualcosa di peggio, come agguati a mano armata. I carabinieri della stazione di Turate e quelli del radiomobile di Cantù, hanno dato esecuzione a 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere sgominando una associazione per delinquere dedita allo sfruttamento della prostituzione a cavallo della provincia di Como e di quella di Monza.
Gli ammanettati sono tutti albanesi e fanno capo a due distinti gruppi – in sintonia tra loro – che si erano spartiti il territorio. Gli indagati hanno una età variabile tra i 43 anni del presunto capo, alla giovane età di alcune prostitute (21 anni) che oltre a lavorare lungo le piazzole, tenevano controllato anche il territorio in nome e per conto dei vertici dell’associazione.
L’organizzazione era talmente strutturata che aveva messo in piedi anche una sorta di affitto della “casa”, ovvero al prezzo di 50 euro al giorno poteva essere assegnata a un protettore esterno al gruppo uno spiazzo in cui far lavorare le proprie ragazze.
L’operazione è stata condotta in comune accordo tra due procure, quella di Como (pm Massimo Astori) e quella di Monza. Nelle indagini è finito con il rientrare anche un delitto su cui deve ancora essere fatta piena luce. Si tratta dell’albanese morto dopo essere stato accoltellato in un parcheggio di Seveso il 14 novembre 2013.
Si sospetta che la vittima, 25 anni, gestisse un paio di ragazze nella zona di Lomazzo, e non è dunque escluso che l’accoltellamento possa essere maturato proprio nell’ambito di uno sgarro per un confine non rispettato. Nelle ordinanze tuttavia non viene contestato nulla in merito a questo delitto. Si parla invece di un agguato fallito a tale “Andrea” (non meglio identificato), le cui ragazze portavano addirittura una “A” tatuata sul corpo. Prostitute che avevano invaso l’area del gruppo guidato dal 43enne di Mariano. La spedizione punitiva affidata a uno degli arrestati – un 25enne albanese che avrebbe dovuto sparare ad “Andrea” – non andò però come voluto dal capo.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La conferenza stampa di ieri mattina dei carabinieri della compagnia di Cantù (foto Fkd)

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