Ghiri usati come esche da caccia. Denunciato un sessantenne

alt Pratica vietata

(a.cam.) Ghiri uccisi e utilizzati come esche, peraltro all’interno di trappole vietate, pericolose per gli animali ma anche per le persone, bambini in particolare. A scoprirle sono stati gli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Como, impegnati nei giorni scorsi nello spegnimento di un devastante incendio a Lezzeno. I militari hanno individuato il presunto responsabile, denunciato con l’accusa di uccisione di animali e violazione delle normative sulla caccia, oltre che di incendio colposo.
Venerdì scorso, alle pendici del

Monte Nuvolone è scoppiato un violento incendio, domato solo dopo molte ore di lavoro degli uomini del Corpo Forestale di Asso – coordinati dal comandante di stazione, l’ispettore Sergio Boscacci – aiutati anche da due elicotteri e da oltre venti volontari antincendio della Comunità Montana.
Spente le fiamme, come d’abitudine è intervenuta un’apposita squadra del Corpo Forestale che ha il compito di individuare il punto di avvio dell’incendio e di accertare la causa del rogo e gli eventuali responsabili. Proprio nell’ambito di questo lavoro, gli esperti hanno rinvenuto una trappola illegale, una sorta di tagliola con all’interno due ghiri morti utilizzati come esca e piazzata a poca distanza dall’area boschiva interessata dall’incendio.
La trappola, come spiegano gli esperti, è destinata probabilmente alla cattura di faine o di specie simili, ma è vietata perché molto pericolosa per altri animali, anche d’affezione e domestici, nonché per gli uomini stessi, in particolare per i bambini. La trappola è naturalmente posizionata in modo da non essere notata facilmente e può dunque essere attivata involontariamente da qualsiasi persona o animale che si trovasse accidentalmente a toccare il marchingegno.
I successivi accertamenti degli inquirenti hanno permesso di individuare il presunto responsabile sia del rogo sia del posizionamento delle trappole illegali. L’uomo è un sessantenne della zona già denunciato a piede libero con l’accusa di aver causato accidentalmente l’incendio, di aver ucciso i ghiri e di aver violato le norme sulla caccia utilizzando strumenti illeciti e non consentiti.
Il fascicolo è già finito in Procura a Como e le indagini sono tuttora in corso per chiarire tutti i dettagli della vicenda. Nelle scorse settimane, gli uomini del Corpo Forestale avevano individuato altre due trappole illegali, utilizzate soprattutto per la caccia delle volpi, oltre che delle faine. In tutti i casi, il responsabile, qualora venisse identificato dovrà rispondere del comportamento illecito e del pericolo creato.

Nella foto:
Un esemplare di ghiro, simile a quelli utilizzati illegalmente come esca nel Comasco

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