Ghizzoni, ritratto dell’Italia fra gelosie, pettegolezzi e tranelli

altMarco Ghizzoni. L’esordiente cremonese apre il suo studio ai lettori di “Link” «La scrittura per me è un piacere. E, come tale, la pratico quotidianamente» Già pronto il secondo episodio della serie di Boscobasso e si lavora al terzo
I tic della vita in provincia diventano racconto con l’esordio di Marco Ghizzoni (nella foto grande). Autore per Guanda, la scorsa primavera, del romanzo d’esordio Il cappello del maresciallo.

Implicito, in quest’opera che ha avuto molte recensioni positive, il riferimento a un maestro del racconto come Mario Soldati (legato al Lario grazie ai suoi film ispirati a Fogazzaro), che nel 1967 pubblicò un volume di grande successo anche alla versione tv, I racconti del maresciallo, ambientato in una non meglio precisata “Padania”. 

A sua volta, quello di Ghizzoni è un ritratto inventato ma veritiero non solo del Nord (siamo nel Cremonese, terra d’origine dell’autore) ma dell’Italia tutta, fra gelosie, pettegolezzi e tranelli. Una divertente favola sul potere (non lo fu a suo tempo anche I Promessi sposi?), magistralmente tenuta insieme da un’irresistibile impalcatura di colpi di scena che ha il suo correlativo oggettivo in una nebbia severa, nel «freddo becco» autunnale delle rive del Po.
Questo è lo scenario di una scrittura divertita e divertente, fatta di forze dell’ordine pasticcione, figure femminili intriganti (davvero in tutti i sensi), cadaveri che spariscono e giornalisti impiccioni.
«La scrittura per me è un piacere e, come tale, la pratico quotidianamente – dice Ghizzoni – Non passa giorno infatti, domeniche e festività comprese, che non mi sieda sulla mia comodissima poltrona in legno flessibile dell’Ikea per vedere cosa combineranno i miei personaggi. Parto da un canovaccio, una traccia della storia scritta per tre quarti con finale aperto e poi, almeno due cartelle al giorno; ecco la mia regola. Così, in 5 o 6 mesi, il romanzo è pronto».
Il primo libro è andato bene. A cosa sta lavorando adesso, Marco Ghizzoni?
«Sto ultimando la stesura del terzo episodio della serie di Boscobasso, di cui Il cappello del maresciallo non è altro che il primo tempo. Mentre il secondo libro della serie l’ho terminato prima ancora che uscisse il primo ed è già in mano all’editore, con gli stessi personaggi principali e dei nuovi personaggi che ne combineranno davvero delle belle».
Ma lei crede ancora ai libri di carta?
«Credo nella carta ma anche nell’evoluzione tecnologica. Questo non significa che sia giocoforza d’accordo, ma che si debba prendere atto dei mutamenti e adattarvisi».
Quanto conta il genere letterario per un romanziere, oggi?
«È fondamentale per consentire ai lettori di potersi orientare nel marasma di titoli che vengono pubblicati ogni anno. L’essere umano è tendenzialmente abitudinario, necessita di riferimenti, etichette, vuole andare sul sicuro. Il noir, per tradizione, non può fare a meno di personaggi definiti, credibili e memorabili e di una trama, una storia che ci tenga incollati alle pagine e ce le faccia girare senza requie. Ma se tutto questo non è inserito in una contesto ambientale congruo e affascinante e condito da dialoghi dinamici e accattivanti, allora non basta. E per concludere, la conditio sine qua non perché un romanzo riscuota la mia sincera ammirazione è l’ironia. Il mondo è già così triste: che almeno la letteratura strappi un sorriso».

L.M.

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