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Già partiti i saldi in Svizzera. E tra Como, Varese e il Ticino scoppia la guerra delle vendite

Un consigliere comunale: «Data uguale per tutta l’Insubria»La guerra dei saldi è già partita. E il Ticino gioca d’anticipo. Oltreconfine le vendite scontate sono infatti cominciate ieri mattina.Negozi e centri commerciali – da Chiasso a Lugano – sono subito stati presi d’assalto. Tanti i comaschi e i varesini che si sono immediatamente messi a caccia dei prodotti scontati, con particolare attenzione ai capi d’abbigliamento. E se proprio non si dovesse riuscire a centrare l’obiettivo in “terra straniera”, si potrà comunque tentare la sorte

in Italia. Dove, seppur con 10 giorni di ritardo rispetto alla vicina confederazione, il 5 gennaio prossimo partiranno le vendite a prezzi ribassati.Ad oggi, comunque, il fenomeno del pendolarismo dello sconto, non è senza effetti collaterali. Nelle province di confine, infatti, ci si inizia a interrogare su cosa fare per arginare la concorrenza ticinese. Nella vicina Varese, Alessio Nicoletti consigliere comunale di Movimento Libero, ha presentato una mozione per chiedere che l’inizio dei saldi sia uguale in tutta l’area di confine. La volontà è creare una Regio insubrica dei saldi. Partenza identica, e poi vinca il migliore.Un’idea nata anche dopo aver constatato il fallimento del Natale sul fronte consumi con le spese ridotte, secondo le stime circolate in Italia, addirittura di 400 milioni.«Sinceramente mi sembra una proposta eccessiva e fuori luogo – esordisce Carlo Coen, presidente dell’Associazione Gruppo Commercianti Chiasso – Non si tratta di un parere di parte, ma di una semplice constatazione: esistono modi differenti di regolamentarsi».Subito dopo arriva l’affondo. «Perché lamentarsi? Quando gli svizzeri spendono soldi in Italia, allora va bene. Nei periodi in cui il cambio, come successo di recente, è favorevole e i nostri concittadini affollano Como o Varese, nessuno dice niente – aggiunge sempre Coen – Adesso, invece ci si mobilita perché noi iniziamo prima i saldi». E mentre nelle vetrine ticinesi campeggiano i cartelli che annunciano sconti dal 30 al 50%, in Italia, secondo Confcommercio, ogni famiglia spenderà in media 403 euro per l’acquisto di capi d’abbigliamento e accessori. Per un valore complessivo di 6,1 miliardi di euro, pari al 18% del fatturato annuo del settore. Cifre importanti, soprattutto in un periodo di crisi profonda. E siccome l’avvio anticipato dei saldi in Svizzera colpisce Varese, Como ma anche il Verbano-Cusio-Ossola, l’idea partita dalla città giardino è duplice: o far scattare in contemporanea le vendite scontate in tutti i comuni della Regio insubrica, o arrivare a una loro liberalizzazione nei territori italiani di confine, dove è più forte la concorrenza con i commercianti elvetici.«Io non posso che augurarmi che rimanga costante, come negli anni passati, il flusso di italiani in arrivo nei nostri negozi. Siamo una zona di frontiera – conclude Carlo Coen – È sempre stato così. Si viene da noi a fare benzina e le compere. A volte siamo avvantaggiati noi svizzeri, a volte è meglio per voi».Va detto che, in Italia, quest’anno in quasi tutte le regioni i saldi scatteranno il 5 gennaio (salvo a Potenza e Palermo al via il 2 gennaio e in Molise e in Alto Adige, il 7).«L’idea di partire insieme agli svizzeri potrebbe sicuramente essere valutata – interviene il presidente di Confcommercio Como, Giansilvio Primavesi – Forse però dopo aver raggiunto la quasi totale uniformità sulla data di avvio in tutte le regioni italiane, porre sul piatto della bilancia questo ulteriore fattore potrebbe creare problemi e confusione». L’uniformità raggiunta in Italia «risponde proprio a un problema analogo a quello di cui si sta parlando e che vede coinvolta la Svizzera – aggiunge Primavesi – In passato, se in Lombardia si partiva per primi, capitava di vedere arrivare dalle regioni confinanti, quali Piemonte o Veneto, persone a caccia di affari».L’invito è dunque quello di «non creare ulteriore confusione – conclude Primavesi – E poi, ormai da tempo i nostri commercianti fanno già sconti ai clienti, pur non trattandosi dei saldi veri e propri».

Fabrizio Barabesi

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