Cronaca

Già risolto il giallo di Guanzate. Il corpo è di un 33enne di Fino

altIl macabro ritrovamento
La certezza arriverà soltanto dall’esame del Dna, ma gli inquirenti sono convinti di aver dato un nome all’uomo ucciso e sepolto nel giardino di una casa in ristrutturazione, a Guanzate. La svolta nell’indagine è avvenuta dopo il recupero del cadavere, nella tarda serata di mercoledì, quando gli investigatori hanno verificato che tutti gli elementi che potevano essere accertati con una prima, sommaria analisi, erano compatibili con la pista che stavano già seguendo.
La vittima di quello

che ha assunto ormai i contorni di un brutale delitto sarebbe Ernesto Albanese, 33 anni di Fino Mornasco, scomparso dal giugno scorso e sulla cui sparizione gli uomini della Questura di Como stavano già indagando da tempo. I resti disseppelliti nelle scorse ore a Guanzate, secondo quanto trapelato, sono compatibili dal punto di vista di altezza e corporatura con il giovane comasco.
Stando ai primi accertamenti degli esperti poi, le condizioni del cadavere sarebbero compatibili con l’ipotesi che la vittima sia stata uccisa e seppellita alcuni mesi fa, quindi in concomitanza con il momento in cui si sono perse le tracce di Albanese.
I resti della vittima sono stati trasferiti al Labanof, il laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano. Il cadavere, contrariamente a quanto ipotizzato nelle prime ore, non sarebbe in avanzato stato di decomposizione e gli esperti che effettueranno l’autopsia potranno dunque ricavare informazioni importanti per le indagini, a partire dalla causa della morte. L’esame dovrebbe chiarire anche la data del decesso dell’uomo.
L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero di Como Massimo Astori e le indagini sono state svolte dagli agenti della squadra Mobile della Questura di Como. A Guanzate, dopo il ritrovamento del cadavere, sono inoltre intervenuti gli esperti della scientifica e, appunto, del Labanof di Milano. La terra, una volta accertata la presenza del corpo, è stata rimossa molto lentamente, passando al setaccio ogni zolla. Il materiale raccolto è stato trasferito nei laboratori della scientifica per le analisi. Gli inquirenti sperano di trovare elementi utili per l’identificazione del killer o dei killer.
Albanese potrebbe essere stato ucciso altrove e poi trasportato a Guanzate e sepolto nel giardino della villetta di via Patrioti. Da tempo, l’edificio era in ristrutturazione e il continuo viavai di operai e mezzi sarebbe servito ai responsabili dell’occultamento del cadavere a non destare particolari sospetti.
Tra giovedì e ieri, alcuni residenti nelle abitazioni vicine a quella in cui è stato ritrovato il corpo sono stati convocati in Questura per una testimonianza. Gli agenti vogliono capire se qualcuno possa aver notato persone o movimenti sospetti e in quale periodo in particolare. L’attenzione è concentrata soprattutto tra giugno e luglio, quando Ernesto Albanese è scomparso e prima che i lavori nel cantiere di via Patrioti si bloccassero all’improvviso.
L’efferato delitto sarebbe maturato nell’ambiente della malavita organizzata della zona. Criminali della mala locale, violenti e senza scrupoli. Pronti a uccidere per uno sgarro.
L’indagine, con ogni probabilità, è solo alle battute iniziali. Gli inquirenti stanno lavorando su più fronti, a partire dal possibile collegamento tra l’omicidio di Guanzate e l’inchiesta su una rapina avvenuta a Binago nel luglio scorso che ha portato all’arresto di tre persone, i fratelli Andrea e Filippo Internicola, 46 e 42 anni, di Lurago Marinone, e Rodolfo Locatelli, 39enne di Guanzate. Al momento, non risultano indagati per il delitto né per l’occultamento del cadavere. Tra gli arrestati e il giallo di Guanzate ci sarebbe però almeno un collegamento. Il terreno di via Patrioti nel quale è stato ritrovato il cadavere infatti era stato acquistato da Internicola e poi ceduto a Locatelli. L’indagine sul delitto di Guanzate potrebbe incrociare inoltre quella sulla sparatoria avvenuta il 19 settembre scorso ad Appiano Gentile. Un episodio inquietante, dai contorni ancora tutti da chiarire, che potrebbe essere collegato però allo stesso ambiente nel quale è maturato l’omicidio del 33enne.

Anna Campaniello

Nella foto:
I sigilli della polizia apposti sui cancelli della villa di Guanzate (foto Mattia Vacca)
4 ottobre 2014

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