Giallo, bianco, rosso e blu: la polenta di Expo

Il piatto e la sua regione
Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo mangiato la polenta, preparata in vari modi, alla maniera classica o, come in questo caso, alla piastra. In pochi però ci siamo chiesti quale sia la sua storia. La polenta è un antichissimo piatto di origine italiana a base di farina di cereali. Il più usato in assoluto è il mais, importato in Europa nel XV secolo, dal caratteristico colore giallo; prima di allora, la polenta era più scura, perché realizzata con farro, segale, miglio o sorgo. Il mais o granturco, “turco” perché così era definito all’epoca tutto ciò che proveniva da terre sconosciute, si diffuse in Europa nel 1500, dopo la scoperta delle Americhe. Si racconta che questa pianta raggiunse il Nord Italia grazie a un nobile, Pietro Gajoncelli, che ne portò in Val Camonica i primi 4 semi, da cui prese avvio la diffusione del cereale in tutto il Nord Italia; nella zona attorno a Milano si affermò per iniziativa del noto arcivescovo milanese Carlo Borromeo, tanto che in molte campagne veniva volgarmente chiamato carlùn. Oltre al già noto mais bianco, c’è quello rosso o addirittura blu. Il mais biancoperla è un prodotto tipico veneto con il quale si realizza la polenta bianca che accompagna le seppie al nero; il mais rosso è invece la base dell’alimentazione tradizionale dell’America latina, fin dal tempo degli Aztechi. L’Expo 2015 ci fa scoprire anche il mais blu: nel volto della mascotte Foody (nella foto), creata con frutti e ortaggi, compaiono due pannocchie di questa varietà del Messico. Il suo colore è dato da una massiccia presenza di antociani, pigmenti naturali dal potere antiossidante, usati anche per dare colore ad alimenti e bibite.

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