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Il Giana Erminio in Lega Pro: «Siamo spaventati». La curiosa storia dei futuri avversari del Como

altCalcio  Il club ha lo stesso allenatore da vent’anni. Molti giocatori, per motivi di lavoro, dovranno abbandonare la squadra
Triplo salto per la formazione di Gorgonzola, che affronterà il Como
«La verità? Mentre tutti stavano festeggiando, io ho capito la situazione in cui ci saremmo trovati e mi sono spaventato, perché ho capito che per noi sarebbe stata uno tsunami». Cesare Albè, 63 anni, è l’allenatore del Giana Erminio di Gorgonzola, formazione che l’anno prossimo, se i gironi di Lega Pro saranno disegnati con criteri geografici, affronterà il Calcio Como. La Giana – così la chiamano tutti – in tre stagioni è stata sempre promossa: Promozione, Eccellenza e Serie D in progressione.

E con il ridisegno della Lega Pro (categoria unica con tre gironi, ognuno con 20 squadre), ora i biancoazzurri (anche loro) saranno tra gli interlocutori dei lariani.
Una squadra che suscita curiosità questa Giana Erminio – nome di un alpino morto tragicamente – fondata nel 1909. Ulteriori particolari: il presidente, Oreste Bamonte, ricopre questo ruolo da trent’anni. L’allenatore, il già citato Cesare Albè, è tecnico della formazione di Gorgonzola da ben 20 anni. E proprio il mister racconta il suo club tra passato, presente e futuro.
Cesare Albè, benvenuto in Lega Pro. Un bell’exploit per una squadra che, tre stagioni fa, era in Promozione. Una formazione che lei guida da vent’anni.
«È come un matrimonio. Io e il presidente litighiamo praticamente ogni settimana, ci diciamo di tutto, siamo un po’ come marito e moglie anche se a volte, scherzando, gli ho detto che gli servirebbe… una amante. Ma alla fine collaboriamo da due decenni nel massimo rispetto reciproco».
Lei è stato definito il “Ferguson della Martesana”, un soprannome che deriva dallo storico allenatore del Manchester United.
Dall’altra parte del telefono si sente una risata. «Ma no, dai… anche se in Italia non so in quanti siano, da vent’anni, allenatori di una squadra. All’estero capita più spesso, mentre nel nostro Paese, come tutti sanno, i cambiamenti sono continui».
E negli ultimi tre anni, lei ha conquistato altrettante promozioni…
«Ho avuto a disposizione un bel gruppo solido, anche se negli anni c’è stata qualche defezione di giocatori che, giustamente, si sono dedicati al lavoro piuttosto che al calcio. Certo è che il salto è forte, visto che ora ci ritroviamo nel mondo dei professionisti e per noi è una situazione nuova».
Un salto che, ci pare di capire, un po’ la spaventa.
«Ovvio. Perché i problemi sono tanti, a partire dallo stadio, che ha una capienza di 800 spettatori, o dall’obbligo di avere un settore giovanile. Per noi questa promozione è uno tsunami. Ma soprattutto ci sarà una realtà nuova: tanti ragazzi lavorano in bar, ristoranti, in ufficio o in banca, e non possono fare i professionisti nel calcio. Io stesso ho sconsigliato loro di lasciare perdere».
Quindi sta dicendo che per costruire la rosa, al di là di un discorso tecnico, la scelta ricadrà su chi avrà tempo di fare il professionista.
«Esatto. Dovremo parlare con chi fa l’università e quindi si può regolare con lo studio e magari può darci una mano. Ma chi lavora dovrà rinunciare: guai a perdere l’occupazione per giocare in Lega Pro. L’intenzione, in generale, è di pescare giocatori nelle categorie inferiori».
Ma anche per lei sarà la prima esperienza nel calcio professionistico.
«Io sono in pensione dopo aver lavorato per anni in una azienda di telecomunicazioni. Ora mi hanno detto che devo fare il corso a Coverciano per avere il patentino e, dico la verità, mi sento un po’ in imbarazzo, visto che ci sono tanti giocatori che hanno anche giocato in Nazionale. Io ci arrivo a 64 anni. E poi anche per me è un cambiamento epocale».
Come mai?
«Ho sempre organizzato allenamenti di sera, proprio perché i miei giocatori lavoravano e studiavano. Ma, al massimo, tre sedute settimanali. Ora bisognerà passare a cinque pomeridiane e, dico la verità, devo capire bene cosa fare, proprio perché non sono abituato a questi ritmi. Quando sento parlare di due allenamenti al giorno mi viene da ridere… Io con tre settimanali, oltretutto serali, mi son sempre trovato bene».
E adesso con la sua squadra incontrerà squadre, compreso il Como, che vantano una bella tradizione anche in serie A.
«Una bella emozione – conclude Albè – Io sono tifoso del Milan e ho sempre visto queste squadre come interlocutrici dei rossoneri. Penso al Como, ma anche al Padova, al Vicenza o alla stessa Reggina. Adesso le affronterò con la mia Giana… Noi cercheremo di essere una squadra simpatica ma voglio essere chiaro: non andremo in giro a farci prendere a schiaffi. Lotteremo sempre. Certo che è un bel salto e la responsabilità è enorme e non mi nascondo: un po’ questa situazione mi spaventa».

Massimo Moscardi

Nella foto:
La festa
la festa dopo la promozione in Lega Pro.
29 maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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