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Giorgio Napolitano in visita a Lugano. «Chi delocalizza talvolta ha delle ragioni»

altLa due giorni in Svizzera
Il presidente della Repubblica interviene sulla fuga delle imprese
«La questione della delocalizzazione non è soltanto una deviazione. Ci sono talvolta delle ragioni, senza che ciò rechi danno alla presenza in Italia».
A Lugano, nella seconda delle due giornate di visita ufficiale in Svizzera, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, spende qualche parola sul tema degli imprenditori italiani che, in numero sempre più massiccio, scelgono di spostare l’azienda oltreconfine.
Parole spontanee, fuori dal rigido protocollo. Il programma ufficiale

della visita di Stato del presidente Napolitano a Lugano, nella sede dell’Usi, l’Università della Svizzera Italiana, non prevede infatti interventi del capo dello Stato italiano.
Al termine della conferenza organizzata nell’aula magna dell’ateneo, però, dopo aver firmato il “Libro d’onore” dell’università, Napolitano prende la parola e, parlando a braccio, fa una sintesi finale della due giorni svizzera e non trattiene qualche riferimento diretto ai temi più stringenti del rapporto tra Italia e Svizzera: frontalieri, salario minimo e ristorni.
Senza citare esplicitamente i problemi più impellenti, Giorgio Napolitano si rivolge in maniera chiara al presidente della Confederazione svizzera Didier Burkhalter e al presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Manuele Bertoli. Del resto, gli spunti sono arrivati anche dal tema stesso della lezione organizzata dall’Usi: “Il valore dell’intreccio culturale fra Svizzera e Italia”, un argomento di stretta attualità alla luce delle questioni aperte, dal tetto ai frontalieri al rischio di blocco dei ristorni.
«Mi si consenta di dire qualche parola al presidente del governo cantonale per le sue considerazioni sull’Italia – afferma Napolitano – Su questa Italia alla quale dal Ticino si guarda da un osservatorio vicino e fortemente solidale. Mi auguro che si guardi a quel che accade in Italia con fiducia».
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese, nel suo intervento aveva evidenziato i problemi economici e sociali dell’Italia e le conseguenze che questi hanno sulla Svizzera, soprattutto legate all’aumento dei frontalieri.
«Vi chiedo – dice a questo proposito il capo dello Stato italiano – di non lasciarvi mai impressionare e deviare dalle manifestazioni di insufficienza istituzionale e politica e di difficoltà della crisi economica e sociale. Ci sono ragioni fondamentali di fiducia nel nostro popolo e nella nostra nazione, per le energie e per le potenzialità che ancora esprime in un mondo profondamente mutato».
Giorgio Napolitano fa poi un riferimento diretto all’Europa e alle imminenti elezioni per il rinnovo del parlamento di Strasburgo. «Quello che ci unisce profondamente, e mi auguro che potremo avere una conferma di questo nei prossimi giorni, è il sentimento europeo e l’impegno che abbiamo volontariamente assunto più di 60 anni fa a partecipare alla costruzione di un’Europa unita. Vi esorto a considerare con serenità le vicende italiane, quello che io faccio come posso a mia volta in Italia. La serenità, anche per chi ha una vocazione caratteriale a esercitarla, non è mai scontata».
La conclusione dell’intervento di Napolitano è un riferimento ai colloqui avuti con il presidente svizzero Burkhalter, incentrati sulle questioni ancora da risolvere nel rapporto tra Italia e Confederazione. «Ci sono problemi complessi che devono essere affrontati per riconfermare e rafforzare la profonda amicizia e sinergia tra i due Paesi – conclude il presidente della Repubblica – Siamo in grado di risolvere i problemi, questo ci siamo detti in modo concorde e consapevole. Ci sono manifestazioni dell’opinione pubblica che possono turbarci, ma dobbiamo coglierne il senso profondo e volgerle a favore dell’amicizia e della convergenza verso l’Europa».

Anna Campaniello

Nella foto:
Il presidente della Repubblica risponde ai giornalisti prima dell’incontro nell’ateneo luganese
22 maggio 2014

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