Giorgio Perlasca, il seminario all’Insubria: il figlio Franco e la nuora Luciana ospiti dell’ateneo comasco

Università dell'Insubria. Incontro dedicato a Giorgio Perlasca

Un seminario all’Università dell’Insubria dedicato alla figura di Giorgio Perlasca, il comasco che durante la Seconda Guerra Mondiale, fingendosi responsabile dell’ambasciata spagnola di Budapest, firmò una serie di lettere di protezione che salvarono la vita ad oltre 5mila ebrei.
Una storia che per anni lo stesso Perlasca tenne nascosta fino a quando, alla fine degli anni ’80, nella sua casa di Padova arrivarono alcune persone che aveva salvato, con la vicenda che a quel punto divenne di pubblico dominio.

Giorgio Perlasca
Giorgio Perlasca


Oggi l’Università degli studi dell’Insubria (Dipartimento Diritto, Economia e Culture), in collaborazione con il Collegio Gallio, ha organizzato e ospitato l’incontro dal titolo “Il silenzio del Giusto, la storia di Giorgio Perlasca”.
Dopo gli interventi iniziali di Barbara Pozzo e Lino Panzeri, docenti dell’ateneo cittadino, è stato proiettato un filmato con testimonianze dell’epoca e brani di un’intervista allo stesso Perlasca, che era nato in città in via Ferrari il 31 gennaio del 1910 ed è scomparso il giorno di Ferragosto del 1992.
Hanno poi preso la parola il figlio del “Giusto tra le Nazioni” Franco e la nuora Luciana, che ne hanno raccontato la storia, le idee, le scelte di vita fatte e la coerenza, che di Giorgio Perlasca è sempre stata un tratto distintivo; elemento che in una lunga serie di circostanze – soprattutto nei primi anni dopo la guerra – certo non gli facilitò la vita. Ma soprattutto Franco e Luciana hanno voluto ricordare ai ragazzi presenti – sia universitari, sia alunni del Gallio – quello che è stato una sorta di testamento di colui che fu definito “L’impostore” o lo “Schindler italiano”, la frase che ripeteva spesso: «Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare, oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e sapere opporsi, eventualmente, a violenze del genere».

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