Il maestro di Eupilio esporrà presto due lavori al Grand Palais di Parigi(l.m.) Centomila anni luce in una tela. Arte e fisica del cosmo si sposano in Brianza. Si definisce «fotografo creativo» e «astrofilo divulgatore» ma è soprattutto pittore, specialista nella space art. Dipinge con spatole, pennelli e anche a mani nude, con l’acrilico e le resine, con molte velature e iridescenze e tempi lunghi di lavorazione. Anche mesi a volte. I suoi soggetti dimorano nello spazio. Sono comete, galassie, ghiacci e nubi cosmiche anche simbolicamente inseriti in cristalli di rubini smeraldi e altre pietre preziose per evidenziare l’affinità tra microcosmi e macrocosmi, con lo stesso geometrico ordine molecolare. E non mancano omaggi a radiotelescopi e stazioni spaziali.«Ci sono varie tendenze nella space art – dice – Quella americana, più orientata alla divulgazione e al realismo, e quella europea, più aperta alla fantasia. Io sono una via mediana. Coltivo un’arte che celebri, a vario titolo, la bellezza dei corpi celesti e ne esalti il lato estetico».Chi parla è Giorgio Tardonato. Presto porterà due tele di grande formato, a dar vita un unico pannello dedicato all’aurora boreale, nella mostra Art en Capital al Grand Palais in Avenue Churchill a Parigi. L’appuntamento è dal 25 al 30 novembre nel Salon della Société des Artistes Indipéndants.Tardonato lavora soprattutto sulle superfici piane delle tele che si fa da solo, con il lino, ma ogni tanto si diletta nella scultura. Ad esempio, con un polittico polimaterico (acrilici, perline di vetro, cotone), con pannelli incernierati alla maniera antica, racconta gli universi plurimi da cui poi si sarebbe distinto quello che conosciamo, con le varie tipologie di galassie all’interno.Crede negli Ufo? «Uno sforzo per capire se siamo soli nell’universo c’è – dice – Ma per dialogare occorre abitare la stessa finestra temporale».Non gli chiediamo se vede il volto di Dio nelle galassie, ma la luce che sprigiona da certi quadri legittima il dubbio. «A volte lavoro di fantasia, ho ad esempio immaginato la nostra Via Lattea, vista da fuori, ma rimanendo sempre nel verosimile. M’immagino galassie viste più da vicino rispetto alle foto scattate da Hubble e altri telescopi. Poi la ricerca scientifica avanza, e conferma che le mie visioni erano esatte».
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