Giornalismo e democrazia, la lezione di Luciano Fontana
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Giornalismo e democrazia, la lezione di Luciano Fontana

Luciano Fontana con Paolo Bustaffa durante l'incontro al centro pastorale Cardinal Ferrari di Como Luciano Fontana con Paolo Bustaffa durante l’incontro al centro pastorale Cardinal Ferrari di Como

In un mondo che cambia, in una politica liquida, in un incessante fluire di notizie e dati digitali, il giornalismo non può stare fermo, deve tornare a essere un mestiere dove il valore della competenza viene tutelato: sempre più un giornalismo di qualità, come garanzia di notizie verificate. Pena l’estinzione nel magma delle bufale.

Interrogativi forti, quelli che mercoledì sera ha affrontato il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, ospite del centro Cardinal Ferrari di Como e in streaming su internet, dove ha trattato l’argomento “Potere dei media e debolezza della democrazia” in una conversazione con il giornalista Paolo Bustaffa. Non rinchiudiamoci nella comunità degli amici che hanno i nostri stessi gusti come avviene su Facebook, questo il monito del direttore di via Solferino: “Pensiamo di dialogare con tutti, ma ci chiudiamo in una comunità ristretta, in una bolla di persone simili. Con tutti i rischi di bombardamento pubblicitario. Una cosa che non apre orizzonti ma li chiude”.

“La rete sta cambiando il processo democratico, moltiplicando la personalizzazione. La politica invece ha bisogno di articolazioni complesse,  e di cittadini che possano incidere nel processo politico” ha rimarcato il direttore spostando i riflettori sul tema politico. “La rete – ha proseguito –  sembrava essere lo strumento della democrazia perfetta, spazzando via la cosiddetta casta. Ma ci troviamo  oggi con partiti non più liquidi ma in liquidazione e svuotati, e anche in politica competenze che non si formano”. Luciano Fontana, che inizia il terzo anno di direzione del Corriere della Sera, ha ammesso che non gli piacciono i giornalisti presenzialisti, o che antepongono il proprio personaggio alla notizia che danno. Se si mettono in politica, come i giudici, permettono di adombrare il sospetto che siano stati faziosi. “Devono fare il loro mestiere”. Il modello? “Indro Montanelli, che non aveva mai la preoccupazione di mettere se stesso al centro del messaggio”.

Fontana  ama fin da bambino il giornale di carta, sentire il fruscio della carta ancora lo ammalia, è sinonimo di lettura meditata, che invita ad approfondire la notizia, anche se è ben conscio che le piattaforme digitali in via Solferino fanno più lettori del cartaceo e che quindi non occorre rimanere chiusi nelle proprie certezze. Ma c’è un imperativo per poter guardare avanti: la caccia alle fake news, che ci sono sempre state in realtà. Ma le chiacchiere al bar sono diventate globali e virali. E non c’è algoritmo che tenga per batterle. Occorre mobilitare gli umani. “La notizia deve essere basata su serietà, oggettività verificata, indipendente e pluralista. Dobbiamo costruire dei presidi di  resistenza fatti di cittadini consapevoli e formati contro le bufale che corrono in rete e contro l’odio e l’insulto che spesso corre  in parallelo su internet – ha detto Fontana –  Abbiamo il dovere di esigere e produrre anche nel digitale la stessa qualità di informazione che viene storicamente  riconosciuta al giornale di carta”. Altrimenti la partita è persa. Saper discernere la buona e cattiva informazione è un fatto di educazione civica, per il direttore Fontana: “Solo cittadini critici e responsabili sono in grado di combattere l’onda delle fake news. È un’operazione lunga e difficile. Noi come Corriere ad esempio partecipiamo  da tempo al progetto del quotidiano in classe, che invita gli studenti a maturare una coscienza critica della notizia e della sua filiera. Il triangolo famiglia-scuola-mondo dell’informazione ci deve portare a esigere la stessa qualità della carta sul web. Vedi l’esperimento che al Corriere stiamo facendo con Milena Gabanelli: notizie video basate su dati concreti e su numeri, per affrontare il cuore di un problema. Informazione rapida ma con tanta profondità. Questo è sapersi adeguare al mondo. L’importante è non mettersi in cattedra e non dare lezioni. Il mondo cambia.  Oggi le notizie arrivano di continuo da tanti fonti diverse; il giornale deve essere un’isola di riferimento dove poter trovare una chiave di lettura del mondo”. Il filosofo Hegel diceva che la lettura del giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno. Ma oggi il tempo medio è mezz’ora 40 minuti al giorno. E quindi come orientarsi? “Una informazione seria è quella che seleziona e verifica e dà opinioni autorevoli e riconosciute – ha rimarcato Fontana –  Un lavoro difficile che richiede l’arte del fact checking, la verifica dei fatti: ad esempio cosa costa al cittadino il reddito di cittadinanza di cui tanto si parla in campagna elettorale? Noi abbiamo approfondito la notizia cercando di far capire questi aspetti”.

Ecco quindi cosa è oggi il mestiere di giornalista: “Vale per quel che scrive, e per come sa comunicarlo al pubblico entrando nelle sue corde. Forte segnale in controtendenza rispetto alla crisi dei media è il successo del nostro inserto settimanale Buone notizie, e lo stesso possiamo dire per l’inserto culturale La lettura che va in direzione contraria rispetto alla superficialità dominante, è riflessione, scambio di opinioni e di idee, dibattito su grandi temi che hanno a che fare col nostro futuro. Come giornalisti dobbiamo riconquistare la fiducia dei lettori, e questo potrà dare una maggiore serenità economica: la buona informazione ha un prezzo, perché implica una comunità di lettori che dà valore a quello che legge e non si limita alla superficie”. Tornando alla politica: in un quarto di secolo di seconda repubblica quanto è cambiata? “Siamo partiti dopo il crollo dei partiti  – ha detto Fontana – con la prospettiva del bipolarismo, che ci avrebbe garantito esecutivi stabili”. Ma l’Italia ha visto di tutto e di più. “Uscirò presto con un libro – ha annunciato il direttore – sul tema della leadership. Il nostro Paese ha bruciato una quantità di leader notevole, mentre altrove, penso alla Germania, nello stesso periodo si sono avuti solo Schroeder e la Merkel”.

Al tempo dei populisti e della disaffezione nei confronti della politica, quindi, quale rapporto tra media e politica? Fontana è del parere che la democrazia sia qualcosa che occorre sapersi meritare. “La democrazia è rappresentativa per definizione – ha detto a Como – la questione è quanta forza  hanno i cittadini per determinare una rappresentanza equilibrata giusta e competente, e non solo durante le elezioni. E deve essere partecipativa. L’idea che non ci siano più corpi intermedi tra massa e leadership come i partiti o i sindacati mi spaventa. La democrazia vive di una articolazione che è fatta di vari soggetti in cui la gente si associa e fa crescere una classe dirigente svolgendo una funzione di controllo dei propri rappresentanti. Secondo me avere leadership oggi significa soprattutto  avere una visione, una prospettiva di medio e lungo periodo, purtroppo come notiamo in questo inizio di  campagna elettorale fatto di annunci come la corsa a chi promette più abolizioni, si fa l’esatto contrario, contando solo i like su Facebook. Una politica debole, piegata solo sull’istante”.

L.M.

25 gennaio 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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