“Giornata del Ricordo”, Como rende omaggio agli istriani vittime della repressione di Tito

La commemorazione ad Albate
«Como offrì agli esuli istriani comprensione, disponibilità e affetto. I comaschi ci accolsero, mentre, in altre parti d’Italia, il furore ideologico negò pure il latte ai nostri bambini». Così Luigi Perini, presidente della sezione lariana dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, ha sottolineato l’umanità dei cittadini comaschi.
Lo ha fatto ieri mattina, ad Albate, nel capoluogo, durante la celebrazione della “Giornata del Ricordo”. Dal 2004, ogni 10 febbraio, si
rilegge una delle pagine più tristi e drammatiche della storia italiana: le foibe e l’esodo delle popolazioni istriane. La decimazione, da parte delle truppe del generale Tito, di chi, su quella terra, abitava da secoli.
Furono quasi 10mila gli italiani che vennero gettati, morti o ancora vivi, nelle cavità carsiche (le foibe, appunto).
Circa 350mila istriani, giuliani e dalmati furono costretti a lasciare case e terreni, per essere ricevuti come profughi in altre regioni d’Italia.
la cerimonia sul lario
Dopo la deposizione di una corona, ieri mattina, il corteo si è spostato dai giardini pubblici di Albate alla sala della Circoscrizione, a causa del freddo.
Il prefetto di Como, Michele Tortora, ha ricordato come per troppi anni si è taciuto e ignorato il ricordo del dramma istriano.
«Questa giornata – ha detto – fa giustizia, dopo un periodo di immotivato silenzio. Questo dramma non deve portare a esasperare i nazionalismi. Bisogna sempre ricordare quel che è accaduto. E sapere che dalle sofferenze di questi popoli è nato un Paese diverso, migliore, che ripudia la guerra».
«Le violenze nei confronti di istriani, giuliani e dalmati sono nate da un odio razziale – ha sottolineato Ivano Bianchi, vicepresidente del consiglio provinciale di Como – Tito voleva per sé quelle terre: non gettava gli italiani nelle foibe per vendetta. No. Li gettava solo perché erano italiani».
Di oblio ha parlato anche il sindaco di Como, Stefano Bruni. «Mia moglie – ha detto – è un’insegnante di Lettere. A scuola era preparata, studiava molto. Ma mi dice sempre che, in classe, nessuno le ha mai parlato di questo dramma. Per anni le vicende di questi popoli sono cadute in un oblio non solo ingiustificato, ma anche violento».
Luigi Perini, dopo aver ricordato che «ci sono tanti comaschi nelle foibe istriane», ha letto il giuramento di Perasto del 1797, con il quale i dalmati piansero la caduta della Serenissima seppellendone il gonfalone sotto l’altare della cattedrale cittadina.

Nella foto:
La celebrazione della “Giornata del Ricordo” ieri mattina ad Albate, con le autorità cittadine (Fkd)

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