Giovani laureati: il lavoro sul Lario rimane un miraggio. Cervelli in fuga in Ticino e a Milano

Como panorama dall'alto

Cervelli sempre più in fuga dal Lario. Il motivo? Semplice, un laureato comasco fatica molto a trovare occupazione nella sua provincia di residenza. Lo stesso vale anche per i “cugini” lecchesi. Cresce così il tasso di mobilità dei lavoratori verso il Canton Ticino, l’area milanese e quella brianzola.
I dati del rapporto “Scuola e lavoro, dalla formazione alla professione” sono stati presentati ieri al salone Young di Lariofiere a Erba. Lo studio è stato realizzato dalla Camera di Commercio di Como e Lecco.
La fotografia di maggiore impatto riguarda il fenomeno del pendolarismo dei lavoratori dipendenti. Soprattutto i laureati comaschi cercano lavoro oltre i confini provinciali. Una situazione che si specchia anche nelle vicine Varese e Lecco. I dipendenti comaschi che ogni giorno escono dai confini provinciali per lavorare sono oltre 75mila. Quelli che si dirigono verso Sud sono 36mila (dati 2018), 19mila dei quali vanno a Milano. In 25.700 sono frontalieri in Canton Ticino. Ci sono poi 5.200 comaschi che lavorano nel Lecchese e 8.200 nel Varesotto. Esiste anche un pendolarismo di ritorno verso il Lario, non tanto dalla Svizzera, ma dalle altre province. Così sono 7.800 i residenti in provincia di Varese che ogni giorno vengono a lavorare nel Comasco, 4.700 i Lecchesi, 7mila dal Milanese e altri 25mila da altre province.
Dall’altra parte, lo studio evidenzia come le imprese del territorio segnalino spesso difficoltà nel reperire personale funzionale alle esigenze. Si crea, insomma, quello che si può definire un “mismatch”, un mancato incontro tra imprese e lavoratori. La distanza tra chi programma assunzioni e i giovani con un livello di istruzione medio-alta, che si offrono per entrare nel mercato del lavoro, viene colmata grazie all’immigrazione e all’emigrazione.
Uno sfogo che mantiene il livello della disoccupazione giovanile comasca a livelli molto bassi. I ragazzi dai 15 ai 24 anni in cerca di occupazione sono passati dal 22,6% del 2017 al 22,1% del 2018. È per contro cresciuta l’occupazione giovanile. Lo studio censisce 12.600 under 24 occupati nel 2018, contro i 12mila del 2017, numeri migliori del territorio lecchese, dove gli occupati sono invece scesi da 8.600 a 8.400.
Rimanendo nella fascia dei 15-24 anni, anche gli avviamenti al lavoro in provincia di Como sono aumentati, dai 15.540 del 2017 ai 16.800 del 2018. Il quadro percentuale dei giovani comaschi dai 15 ai 24 anni era formato, nel 2018, dal 56% di studenti, il 27% di occupati, l’8% di persone in cerca di un lavoro e il restante 9% di Neet, termine che identifica le persone che non studiano e non lavorano (“Not in education, employment or training”).
Dove studiano i comaschi
La scorsa estate in provincia di Como si sono diplomati 5.550 giovani, ovvero 50 in più rispetto al 2018. Di questi, 4mila sono usciti dagli istituti superiori della provincia, mentre la parte restante dalle scuole professionali. La scuola superiore preferita dai comaschi è il liceo, che comprende il 49% dei diplomati (contro il 47% del 2018). L’indirizzo scientifico coinvolge il 47% dei liceali, seguito da quello linguistico al 20%. I diplomati a indirizzo tecnico pesano invece per il 34% sul totale dei diplomati, con una prevalenza degli indirizzi amministrativo e turistico. In calo le scuole di formazione professionale di circa due punti percentuali, dal 29 al 27,2%. Che fine fanno i diplomati? Oltre il 65% di chi ottiene un diploma sul Lario si indirizza verso un percorso universitario. L’ultimo dato disponibile è relativo all’anno accademico 2017-2018, con 2.550 immatricolati dalla provincia di Como, +4,5% rispetto all’anno precedente. Le discipline economico-statistiche (14,3%) e ingegneristiche (13,3%) raccolgono i maggiori consensi, seguite dai corsi del gruppo politico-sociale (12,3%).

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